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VITA. Volontariato, a Bruxelles si gioca pesante
25 gennaio 2008
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Trasporto sanitario Affondo della Corte di Giustizia
L'Europa mette il volontariato nel mirino. Ad armare l'arco di Bruxelles è una sentenza della Corte di Giustizia europea del 29 novembre scorso. In base a quel documento le associazioni senza fine di lucro della Toscana dovranno essere poste in concorrenza con tutte le altre imprese ai sensi della normativa sugli appalti pubblici. Il ricorso della Commissione contro l'Italia, promosso da un'azienda privata, è stato comunque bocciato per mancanza di prove. L'accusa infatti non è riuscita a dimostrare che la convenzione per il trasporto sanitario fra Regione e Misericordie, Anpas e Croce Rossa superasse i 200mila euro. Il tetto posto dalla direttiva 92/50/CE. Il nodo però rimane.
Il principio stabilito dalla Corte potrebbe in futuro costituire l'appiglio per realtà profit che intendano entrare nel "mercato" dei servizi di pubblica utilità. A Firenze, ma non solo. Difficile infatti che il prossimo convenzionamento (quello attuale scade a fine anno) fra Toscana e volontariato possa essere riproposto negli stessi termini di oggi. Sul piatto ci sono rimborsi spese che ragionevolmente, malgrado la Commissione europea non sia riuscita a provarlo, superano di gran lunga il limite dei 200mila euro (solo il servizio di 118 nel 2006 ha ricevuto 485.173 chiamate e soccorso 382.641 pazienti impegnando 410.547 mezzi).
Ad ammetterlo è lo stesso assessore alla Sanità, Ernesto Rossi che proprio nei giorni scorsi ha incontrato i rappresentanti delle associazioni di volontariato coinvolte (Alberto Corsinovi per le Misericordie, Romano Manetti per Anpas e Pasquale Morano per la Cri). Obiettivo: mettere a punto una strategia difensiva. Spiega Rossi: «La volontà della Regione è quella di individuare le forme con cui sia possibile continuare una collaborazione che in questi anni ha dato tanti positivi risultati, in termini di servizio e anche di umanizzazione del sistema sanitario».
Il piano d'azione prevede, come riferisce il presidente nazionale delle Misericordie, Gabriele Brunini, «il ricorso alla presidenza del Consiglio. A Prodi chiederemo che il modello Toscana possa essere allargato anche al resto d'Italia». Una battaglia che le Confraternite non condurranno da sole.
Per fermare quello che la portavoce del Forum del terzo settore, Vilma Mazzocco definisce «un sassolino che potrebbe trasformarsi in una valanga», Fausto Casini, presidente Anpas, propone infatti «di includere nei Leas (i livelli essenziali di assistenza sanitaria), a fianco della terapia anche il trasporto sanitario». Alfonso Sabatino, direttore di Anpas Marche, regione in cui già oggi vige una legge fotocopia di quella Toscana, mette sul tappeto un'altra ipotesi: «Entro due anni la Bolkestein, approvata nel dicembre 2006, dovrà essere recepita anche in Italia. Proprio questa direttiva prevede che gli Stati possano togliere al mercato materie di interesse economico generale». Insomma, gli strumenti giuridici ci sono. «Anzi, ulteriori sponde si possono trovare nel trattato europeo di Lisbona dello scorso dicembre», suggerisce Luca Jahier, aclista dell'European Economic and Social Committee. E se le cose andassero male? «Noi ci facciamo carico», interviene Massimo Barra, presidente della Cri, «di servizi che lo Stato non è in grado di erogare. Se si trovano altre soluzioni, noi ci facciamo da parte».
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