Di Redazione
VITA. Expo: lo 0,7% a progetti di cooperazione allo sviluppo
20 giugno 2008
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Lo 0,7 per cento dei fondi previsti per lExpo 2015, che si terrà a Milano, saranno destinati alle attività dedicate alla cooperazione allo sviluppo.
Lo 0,7 per cento dei fondi previsti per lExpo 2015, che si terrà a Milano, saranno destinati alle attività dedicate alla cooperazione allo sviluppo. Ad anticipare la notizia è stato Paolo Glisenti, delegato del sindaco di Milano per l'Expo 2015, nell'incontro con le realtà di Terzo settore promosso da Fondazione Cariplo.
«In effetti Paolo Glisenti, segretario generale del Comitato di pianificazione dellExpo ha avanzato questa idea ha spiegato al Velino Lele Pinardi, presidente delle Ong lombarde, che saranno destinatarie di parte dei fondi Expo -. Certo, noi siamo contenti di questa decisione in quanto va incontro a quellidea di Expo che abbiamo: unoccasione per affrontare i dossier della lotta alla fame e alla povertà senza dimenticare la questione dellenergia. Inoltre questi temi sono legati ai diritti promossi dagli Obiettivi del millennio e la data del 2015 è particolarmente significativa.
Anche il ministro degli Esteri Franco Frattini aveva anticipato una "particolare attenzione dell'Expo alla cooperzione internazionale con i Paesi in via di sviluppo". Alcuni hanno letto in queste parole una sorta di riconoscimento verso quei paesi che hanno sostenuto con convinzione lItalia al Bureau International des Expositions (Bie). Ma basta andare a guardare l'agenda dei prossimi appuntamenti per capire il senso delle dichiarazioni di Frattini. A partire dal vertice del G8 del 2009 fino al 2015 anno dellExpo - ma anche della scadenza degli Obiettivi di sviluppo del Millennio - il tema della lotta alla povertà nel sud del mondo sarà centrale negli impegni della diplomazia internazionale. Un impegno che non è sfuggito ai promotori della manifestazione meneghina che hanno inserito tra i temi portanti il diritto ad una alimentazione sana, sicura e sufficiente per tutto il pianeta.
LExpo può essere loccasione per Milano per tornare ad essere attore primario di temi cari anche alle ong: promuovere questioni della cooperazione allo sviluppo in modo virtuoso" continua Pinardi. "Su questo la risposta degli organizzatori è stata molto positiva. La loro offerta è stata di proporre una quota pari allo 0,7 per cento dei fondi assegnati allExpo per progetti di cooperazione allo sviluppo. Lo Stato ha trasferito a Milano 4,2 miliardi di euro: di questi Glisenti ha chiarito che non tutti saranno conteggiati nella percentuale. Una quota di 3,5 miliardi di euro sarà assegnata ad interventi infrastrutturali, come la costruzione della sede dellesposizione e ladeguamento della viabilità e delle metropolitane.
Le ong raccomandano, ad ogni modo, che i contributi sull'Expo che andranno ai progetti di cooperazione non vadano conteggiati all'interno del più ampio Aiuto pubblico allo sviluppo italiano. La proposta delle ong lombarde continua Pinardi - è che si sfrutti loccasione per far diventare Milano un laboratorio a disposizione dei cervelli provenienti dal nord e dal sud del pianeta. Noi crediamo fortemente alla possibilità attrattiva dellExpo. Possono infatti giungere a Milano quelle risorse pubbliche e private utili ad accrescere le risorse per i progetti di cooperazione e sviluppo. Il nostro obiettivo è quello di far partecipare alla manifestazione quei paesi che, essendo poveri, non sono rappresentati allinterno degli oltre 150 paesi aderenti alla Bie".
"Ci è stato detto sin dallinizio che sarebbe stato messo a disposizione uno spazio votato ai temi della solidarietà e della cooperazione" afferma Pinardi. "Per noi questa struttura potrebbe diventare il laboratorio che cerchi soluzioni alle crisi di questo secolo, un luogo che offra la possibilità a scienziati del sud del mondo di lavorare gomito a gomito con i colleghi dei paesi ricchi. Insomma un luogo multidisciplinare continua il presidente delle Ong lombarde - che potrebbe diventare polo di attrazione per quei fondi privati che attualmente stentano ad arrivare. Le aziende che vogliono contribuire ai progetti penso ad esempio ai settori dellinformatica e della farmaceutica dovranno però finanziare ricerche veramente indipendenti. Deve essere un interesse pratico e non una ricerca affannosa del ritorno dimmagine.
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