Di  Alessandra Marseglia

VITA. Usa: ultima chance per Obama o i Democratici vanno al Congresso

06 maggio 2008

Sfida decisiva oggi in Indiana e North Carolina. Il Senatore dell’Illinois si gioca l’ultima chance per imporsi sulla sfidante

E’ quasi finita. O meglio, potrebbe esserlo. Dopo 4 mesi di duri e inconcludenti scontri tra Hillary Clinton e Barack Obama, oggi finalmente potrebbe esserci l’incoronazione del candidato Democratico che concorrerà alla Casa Bianca il prossimo novembre. La sfida in programma in Indiana e North Carolina è infatti l’ultima che, per ragioni politiche, demografiche e matematiche, potrebbe condurre ad una soluzione della lunga diatriba tra i due candidati. In ballo oggi ci sono infatti 187 delegati, 72 in Indiana e 115 in Nord Carolina, all’incirca la metà degli ultimi 404 rimasti ancora da assegnare. Fino a questo punto Hillary è a quota 1338 delegati, Obama a 1493, stando almeno al conteggio imparziale del New York Times (visto che tra i due candidati non c’è accordo nemmeno sul conteggio esatto). In realtà, Obama è l’unico che realisticamente potrebbe uscire vincitore da questa giornata, ma anche Hillary avrebbe molto da guadagnare.

In definitiva gli scenari che potrebbero delinearsi sono tre:

1) Hillary Clinton vince in entrambi gli Stati: pur non assicurandosi matematicamente la nomination, la senatrice di New York recupererebbe lo svantaggio in termini di delegati e soprattutto di immagine nei confronti dello sfidante. Da domani, la stampa smetterebbe di chiederle perché non abbandona la sfida e qualche big Democratico non la incolperebbe più di indebolire il partito mettendo a rischio la vittoria di novembre. Per lei però, realisticamente la nomination sarebbe ancora lontana: ad eccezione di improvvisi colpi di scena, se Hillary recupera si va al congresso dei Democratici in programma ad agosto e la scelta decisiva ricadrà sui Superdelegati.

2) Barack Obama vince in entrambi gli Stati: allargando il vantaggio sulla sfidante, il senatore dell’Illinois avrebbe quasi certamente in pugno la nomination. Vista la grinta dimostrata fino ad ora, non è detto che Hillary getti automaticamente la spugna; di fatto, comunque, la senatrice di New York avrebbe ben pochi argomenti per portare avanti la sfida e potrebbe essere messa con le spalle al muro dai tanti che la criticano già ora. D’altro lato, il senatore dell’Illinois è nel pieno della bufera a causa delle frasi razziste e antipatriottiche pronunciate dal reverendo ed ormai suo ex padre spirituale Jeremiah Wright Jr.: se le votazioni di oggi consegnassero ad Obama la vittoria nei due Stati, la sua stella, oggi un po’ appannata, tornerebbe a splendere più che mai. E a quel punto i Repubblicani avrebbero di che essere preoccupati.

3) Hillary e Obama vincono uno Stato ciascuno: dalla conformazione etnico-socio-economica degli Stati, pare probabile che l’ex first lady possa accaparrarsi l’Indiana, e il Senatore dell’Illinois il North Carolina. In tal caso lo status quo rimarrebbe inalterato e la sfida decisiva sarebbe ancora rimandata, con Obama che continuerebbe a guidare la corsa, e Hillary a ruota col fiatone ma senza demordere. Ci saranno prima i 28 delegati del 13 maggio in West Virginia e poi quelli di Kentucky, Oregon, Puerto Rico, per finire con Montana e South Dakota il 3 giugno. Nessuno di questi Stati potrà veramente fare la differenza e quindi la via del Congresso sarà spianata. E a qual punto, sarà il partito democratico a giocarsi il tutto per tutto nei confronti dei candidati e soprattutto dell’opinione pubblica.


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