Di  Franco Bomprezzi

EDICOLA. Lavoro, crolla l'occupazione

25 marzo 2010

Oltre 400 mila posti persi, allarme anche per il piano Fiat

In una campagna elettorale dominata da temi che non fanno parte dei compiti delle Regioni e non sono legati alla situazione del Paese irrompono oggi i dati dell’Istat sulla disoccupazione, un picco molto grave, con oltre 400 mila posti di lavoro persi nell’ultimo trimestre del 2009. Anche di più per i lavoratori italiani, se si toglie dal bilancio la quota di incremento dei lavoratori immigrati. Ecco come i giornali affrontano questo argomento.

“Persi 380mila posti, disoccupazione all’8,2%. È il titolo della fotonotizia centrale sulla  prima del SOLE 24 ORE che ai dati Istat sull’occupazione dedica tutta pagina 2, sotto il titolo “Fine 2009 al buio per il lavoro. In tre mesi persi 428mila posti”. «Giù l’occupazione. Su la disoccupazione. Era dal 1995 che i dati Istat non ci consegnavano questa fotografia del mondo del lavoro: dopo 14 anni in cui in Italia l’occupazione ha continuato a crescere è arrivata un’inversione della rotta: nella media del 2009 gli occupati sono 380mila in meno (-1,6%). È il risultato del saldo tra la riduzione di 527mila occupati tra gli italiani e l’aumento di 147mila tra gli stranieri (...) Gli occupati sono così arrivati nel complesso a 23 milioni e 25mila. Intanto la disoccupazione nella media annua è salita al 7,8% dal 6,7% del 2008. I senza lavoro sono oggi un milione e 945mila: in un solo anno il loro numero è aumentato di 253mila unità. Nel quarto trimestre il dato è peggiore della media annua: il calo degli occupati tra settembre e dicembre è stato infatti di 428mila unità, ossia l’1,8% in meno dello stesso periodo del 2008. La disoccupazione è salita al tasso record dell’8,2%». Due focus: “La crisi morde anche il Nord. Il Triveneto guida la frenata” e “L’occupazione immigrata resiste alla recessione”. Il commento a pagina 12 dal titolo “Il lavoro multiculturale” si sofferma proprio su quest’ultimo aspetto: «In momenti di crisi il mercato del lavoro dei "paesi evoluti" tende a espellere manodopera dalla cima dell'albero (i settori a più alto tasso di capitale) mentre rimpiazza più velocemente la base (agricoltura e servizi a basso valore aggiunto) con manodopera straniera. È il ricambio dei low skilled low paid, la manovra fisiologica di un mercato che ammortizza i costi al ribasso. È soprattutto la faccia multicolore di un paese che, a questo punto, non potrebbe davvero fare a meno di immigrati».

E anche il CORRIERE DELLA SERA dedica ampio spazio alle notizie preoccupanti sull’occupazione. In prima un titolo di taglio centrale: “La caduta dell’occupazione. Persi 380 mila posti nel 2009”. Alle pagine 14 e 15 i servizi sul piano Fiat e sulle cifre dell’Istat. Sempre in prima parte un commento del vicedirettore Dario Di Vico: “Servono più idee e il lavoro crescerà”, che è anche un ricordo di Ezio Tarantelli, il giovane economista ucciso dai terroristi il 27 marzo di 25 anni fa. Quale sarebbe oggi il rovello di Tarantelli? La disoccupazione. “Ci mancherà un Tarantelli. Ci mancherà il suo coraggio nello sfidare convenzioni e luoghi comuni, non avremo la sua capacità di pescare ricette di altri Paesi e di adattarle creativamente al nostro quaderno di problemi. Quelle di cui abbiamo bisogno per sgonfiare l’area della disoccupazione”. Antonella Baccaro riporta i dati della disoccupazione e anche due commenti: “Per il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, «il dato medio della disoccupazione del 7,8% si confronta con una media Eurozona del 9,4»…Quanto alla caduta dell’occupazione, «è stata contenuta dal fatto che si stima circa un milione di persone abbiano usufruito degli ammortizzatori sociali che hanno garantito la sopravvivenza del rapporto di lavoro». La replica è del senatore del Pd, Tiziano Treu, il quale concede che la disoccupazione sia meno alta in Italia rispetto al resto d’Europa, ma osserva che questa «cresce rapidamente» e che al dato ufficiale sulla disoccupazione bisogna aggiungere quello dei 500 mila lavoratori in cassa integrazione, pari al 2%, e quello dei lavoratori inattivi, «così tanto scoraggiati da non essere neppure considerati nelle rilevazioni»”.

“Marchionne: mai licenziato È battaglia sul piano Fiat”. Sopra il titolo in centro pagina, LA REPUBBLICA ricorda il record della disoccupazione segnalato ieri da Istat (in un anno meno 430mila posti di lavoro). La disoccupazione va alle stelle e infuria la polemica sul piano industriale della Fiat come riferiscono ampiamente i servizi alle pagine 12 e 13. ieri il quotidiano diretto da Ezio Mauro aveva anticipato il piano di Marchionne (una riduzione degli organici di 5mila persone entro il 2014), oggi l'ad reagisce: «Stiamo ancora lavorando. Quelle dei giornali sono solo speculazioni, qualsiasi cosa dicessi sarebbe incompleta»; «Non abbiamo licenziato nessuno, nonostante il fatto che stiamo attraversando la crisi più profonda mai vista in Europa». Nonostante le precisazioni, i sindacati sono preoccupati: Bonanni della Cisl ha chiesto l'immediata convocazione delle parti sociali; Angeletti (Uil) dice di credere a Marchionne e che gli crederà di più «quando conteremo i miliardi che la Fiat vuole investire nel paese». Intanto a Pomigliano, si è svolto l'incontro con l'azienda che ha confermato di voler procedere alla mobilità per 500 dipendenti.  Quanto alla Cgil, la sua posizione è ampiamente rappresentata in una intervista di fianco: «Epifani: «La proprietà assente interesse ridotto per l'Italia»”. «L'avevamo detto che il processo di internazionalizzazione del gruppo avrebbe portato con sé il rischio di ridurre l'attenzione sul mercato interno e sui siti produttivi nazionali... L'Italia rischia di uscire dalla crisi con un arretramento industriale, accentuando la sua debolezza nei settori nevralgici della produzione e della ricerca». Quanto al governo, «finora non ha fatto nulla... galleggia nella crisi». In appoggio un pezzo sulle trattative cinesi per Termini Imerese: il primo caso al mondo di delocalizzazione al contrario (i cinesi che producono in Italia per vendere in Cina). Una delle proposte giunte sul tavolo di Scajola infatti è della Faw, principale produttore di auto e camion cinese. È la proposta considerata più solida. Un altro segno di interessamento è giunto da Gian Mario Rossignolo, che vorrebbe produrre in Sicilia auto di nicchia per il mercato europeo. Il 13 aprile prossimo tutte le proposte verranno analizzate al ministero. Quanto alla polemiche sulle anticipazioni, il giornalista “responsabile” Paolo Griseri risponde a Marchionne (che si è sentito «picchiato») e Sacconi (ha parlato di «indiscrezioni inquietanti che creano allarme sociale»), con una nota, “La verità sui numeri”. «Raccontare queste cose non significa picchiare nessuno o fare allarmismo. Può invece essere utile per aprire una discussione che dovrebbe interessare i cittadini più delle promesse scritte sull'acqua in queste ultime ore di campagna elettorale». Come a dire: curioso che l'allarme sociale lo crei una notizia e non il fatto che si siano persi 430mila posti di lavoro... Un dato sul quale si riferisce nelle pagine economiche: più colpiti precari e lavoratori «indipendenti» (211mila).

Il GIORNALE  affronta l’analisi dei dati Istat  a pagina 25 e titola “Occupazione nessun crollo. Governo e imprese hanno agito bene” reagendo alla cifra di 380mila posti di lavoro persi nel 2008 «come una immane tragedia», scrive Francesco Forte. Che continua: «Ma la realtà è ben diversa. I posti di lavoro nel 2009 sono l’1.6% del totale e una parte sostanziale di essi riguarda lavoro autonomo saltuario e lavoro a tempo parziale, non unità a tempo pieno. D’altra parte la disoccupazione in Italia nel 2009 è aumentata dell’1% soltanto sul 2008». Nel pezzo si sottolinea che nella Spagna i senza lavoro sono il 20% e crescono anche negli Usa. Da noi rappresentano l’8.5% . «Il risultato negativo dell’occupazione totale è una media che tiene conto  della riduzione molto accentuata della componente italiana (-527 unità) controbilanciata dalla crescita  di quella straniera di ben 147mila unità. Ciò dimostra due cose: innanzitutto che molti italiani non accettano posti di lavoro a loro non graditi, perché non sono stretti da una necessità così grande e specie nel Mezzogiorno, in quanto fanno un lavoro non ufficiale che è per loro più conveniente. Inoltre questi dati  mostrano che noi non abbiamo bisogno di così tanti immigrati  come si vocifera. Anzi un parte  di questi genera la disoccupazione degli italiani».

«Fiat taglia 5 mila posti, anche a Torino. Crolla l’occupazione» chiaro il richiamo in prima pagina de IL MANIFESTO riferito alle indiscrezioni sul piano Fiat che vede Mirafiori coinvolta nei tagli. «Il Lingotto smentisce, ma non rassicura. E conferma: fuori in 500 da Pomigliano» nello stesso richiamo in prima anche i dati Istat sul’occupazione che arriva all’8,2%. Nelle due pagine (la 2 e la 3) che trattano l’argomento il titolo principale è «Tagliola Fiat via altri 5mila» mentre in un articolo accanto si analizza la reazione di Marchionne: «Non è il mio piano» e tutta una serie di dati sul piano dell’Ad di Fiat. Si dà conto anche delle reazioni del governo: «Le indiscrezioni hanno scosso il governo, che non ama la Fiat soprattutto nel suo corpo centrale berlusconiano – leghista. L’anima ex socialista della maggioranza, dal ministro Maurizio Sacconi al capogruppo Fabrizio Cicchitto, ha definito “inquietante” l’indiscrezione sul piano. Che in politica suona più o meno come un plotone d’esecuzione». Un ampio articolo è invece dedicato all’analisi dei dati Istat: «In dodici mesi distrutti 428mila posti di lavoro», l’ultimo dato dell’articolo è dedicato al “tasso di inattività” del Mezzogiorno e alle donne inattive: «la quota cresce drammaticamente al 63,9%». Tute blu anche nel commento in prima pagina di Loris Campetti: «Tute blu nell’urna» che apre l’articolo osservando: «Il 69% degli operai francesi non è andato a votare, e c’è chi aggiunge: meno male, perché in molti avrebbero messo la croce sul Fronte nazionale di Le Pen» e prosegue «Sarà interessante il prossimo risultato elettorale in Piemonte: la “cittadella rossa” (ci si passi la semplificazione retrodatata), Torino si estende fino alla prima cintura ma è sempre più accerchiata dalla Vandea dilagante in tutta la regione. Dilaga la Lega perché i suoi “valori” razzisti, rafforzati dagli egoismi classisti berlusconiani fanno leva sulla paura e l’insicurezza sociale. Mors tua vita mea (...)»
 
“Occupazione, 2009 in rosso”, titola AVVENIRE in un box in prima pagina. La cronaca parla di 380mila posti di lavoro persi, ed è il primo calo da 14 anni. Aumentati di 250mila, invece, gli inattivi, quelli cioè che il lavoro non lo cercano neanche più. All’allarme dell’Istat, comunque, si è aggiunta ieri la preoccupazione per il piano di tagli della Fiat: 5mila posti in meno. Piano smentito da Marchionne, che ha parlato di «attacco vergognoso», accusando l’informazione italiana di «strumentalizzare il discorso dell’occupazione italiana a pochi giorni dalle elezioni». «Indiscrezioni inquietanti» per il ministro Sacconi. AVVENIRE prova a dare in qualche modo un po’ di ottimismo, mettendo a lato una ricerca dell’Inps sui tempi del reimpiego: un disoccupato su due (per l’esattezza il 57%) trova lavoro entro un anno. Sotto la lente, nel 2009, quasi 400mila disoccupati: 10mila hanno aperto una partita Iva, 7500 sono andati in pensione nel frattempo, ma 217mila erano di nuovo impiegati a fine 2009 e per il 51% di essi il nuovo lavoro è arrivato in meno di tre mesi. Il tasso più alto di dinamismo è per i quarantenni: 58%. 

““La crisi pesa, ma la Fiat non ha licenziato nessuno”: in taglio medio di prima pagina LA STAMPA mette nel titolo il piano Fiat e nell’occhiello l’allarme Istat sul lavoro. Un pezzo a pagina 8 analizza i dati Istat: gli uomini sono i più colpiti dalla disoccupazione (due terzi del totale), il Sud Italia l’area geografica più penalizzata (meno 194.000 posti di lavoro), il calo totale nel 2009 è di  380.000 occupati in tutto il Paese. Il cronista registra la divergenza di interpretazione da parte dei due schieramenti politici: Tremonti parla di «dati di tenuta migliore degli altri Paesi» e dice che «sull’occupazione il dato italiano è migliore della media europea». Sulla stessa linea il ministro del Lavoro Sacconi, che ha ricordato come tutto sommato l’Italia abbia tenuto grazie agli ammortizzatori sociali. Di tutt’altro parere Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera: «L’Italia meglio degli altri Paesi europei? Il ministro Sacconi dimentica sempre di dirci che il dato più rilevante è costituito dal tasso di attività che si attesta al 57,7% con un calo dell’1,2% ed è tra i più bassi dell’Ue. Sottovalutare ancora i problemi occupazionali sarebbe colpevoli». E secondo il presidente della Confapi Paolo Galassi il peggio deve ancora arrivare: «Passeremo sicuramente attraverso una fase di disoccupazione che durerà almeno uno-due anni». Per quanto riguarda Fiat, LA STAMPA pubblica le dichiarazioni di smentita dell’ad Sergio Marchionne circa le indiscrezioni pubblicate ieri da “Repubblica” sul presunto piano di sviluppo di Fiat Group al 2014, che richiamano a 5000 tagli occupazionali in Italia (2500 a Mirafiori) e a ipotesi relative allo spin-off dell’Auto. Fiat parlerà dopo il 21 aprile (data di presentazione del piano di sviluppo). Dice Marchionne: «Ci hanno accusato di tantissime cose, la ma realtà è che abbiamo cercato di mantenere l’equilibrio sociale negli ultimi 24 mesi» e a fine giornata i sindacati rendono noto che l’azienda sarebbe disponibile a fare investimenti a Pomigliano per realizzare la nuova Panda e un’altra vettura, con l’uscita “morbida” di 500 addetti in età pensionabile.

E inoltre sui giornali di oggi:

REGIONALI
IL MANIFESTO – Nelle due pagine dedicate alla campagna elettorale l’articolo di apertura è dato al «terzo flop del cavaliere dopo Napoli e Roma. A Bari lo ascoltano in pochi mentre polemizza con l’ex leader di An. Il candidato – sconosciuto Palese si giustifica: c’era Antonio Cassano in città» eloquente il titolo «Berlusconi senza tacco». Negli altri articoli delle pagine 6 e 7 si parla di Calabria, Campania e dell’Aquila, senza dimenticare Bossi che parla del sorpasso della Lega al Nord sul Pdl.

DIVORZIO
IL SOLE 24 ORE – La Ue vara nuove linee guida sui divorzi tra cittadini di paesi diversi, per snellire i tempi. IL SOLE lancia il dibattito: accorciare i tempi serve ai coniugi in crisi (e ai figli)? Michele Ainis per il sì: «Tre anni di separazione prima di rompere le nozze sono soltanto un miraggio normativo, dato che poi un procedimento di divorzio a Bari si prolunga per 972 giorni, a Messina per 900 giorni, e via elencando (...) Questo slalom processuale chi ci rimette soprattutto sono i più indifesi. In primo luogo i figli, perché anno dopo anno i rapporti fra i loro genitori separati s'avvelenano, e avvelenano pure chi gli vive accanto. E in secondo luogo gli stessi coniugi, se non hanno il portafoglio gonfio. In quest'ultimo caso possono chiedere asilo in Vaticano (alla Sacra Rota un procedimento dura la metà, ma costa il doppio) oppure nell'accogliente Europa (dove in virtù d'un regolamento Ue te la cavi in pochi mesi, però devi possedere una casa oltre confine). Terzo: non si può nuotare contro la corrente della storia. Piaccia o non piaccia, viviamo un tempo accelerato, dove ogni esperienza dura meno d'un fiammifero». Stefano Zamagni per il no: «. Secondo la teoria dei giochi, se due contraenti sanno che i tempi di rottura di un patto - in questo caso un matrimonio - si fanno più brevi saranno incentivati a trasformare una difficoltà in impedimento definitivo. La lungaggine della separazione ha cioè una funzione deterrente. La brevità costituisce, al contrario, un incentivo alla rottura del patto. È un dato di "economia delle relazioni". Ovviamente, tutto questo sottintende un approccio preciso: io considero un valore primario non il benessere dei due contraenti in sé ma quello della famiglia nel suo complesso».

LA STAMPA – “Arriva il divorzio all’europea”. La commissione Ue ha approvato nuove regole per le “coppie miste” provenienti da due Paesi dell’Unione. La Commissione vuole dare a queste coppie la possibilità di scegliere il Paese e quindi la legge che sarà applicata al loro caso. Attualmente le procedure sono complicate e lunghe, chi ha i mezzi per spostarsi ricorre al tribunale di un altro Paese con una legislazione più favorevole, spesso a discapito del membro più debole della coppia, ha rimarcato la Commissione. Il provvedimento ora deve passare in Consiglio dove bastano dieci “sì”. Serve anche il consenso di Strasburgo. Approvazione prevista entro l’anno.

INFORMAZIONE
IL MANIFESTO – È dedicata al ministro leghista Calderoli e al suo rogo l’apertura del MANIFESTO affidata alla matita di Vauro: un vignetta con un divertito Calderoli che «dà fuoco alle leggi inutili» e che viene inseguito dalla vignetta di Berlusconi con in mano la Costituzione italiana «Ehi Roberto non ti scordare di questa», dice l’omino-Berlusconi porgendo la Carta a Calderoli. Il richiamo è alle due pagine interne che trattano di Informazione libera e della manifestazione “Raiperunanotte”, l’evento organizzato da Michele Santoro a Bologna. Allo stesso tema è dedicato l’editoriale «Una buona serata» firmato da Norma Rangeri che esordisce: «Non solo un programma televisivo, non solo una manifestazione. Un fatto politico che rompe un ordine simbolico. Questa sera gli italiani torneranno utenti di un servizio pubblico di cui si è persa memoria, saranno protagonisti di una scelta che sconfina dal palinsesto e scompiglia i riti della politica (...)».

PO INQUINATO
CORRIERE DELLA SERA – Focus di Andrea Galli, a pagina 17, dedicato al disastro ambientale: “Un mese dopo, il Po aspetta la bonifica”. Il ministero deve emanare l’ordinanza che stanzia dodici milioni di euro e prevede il monitoraggio di pesci e piante. Ancora non si sa chi abbia lasciato uscire gasolio e olio combustibile dalla cisterna della Lombarda Petroli.
 
IMMIGRAZIONE
AVVENIRE - Il Ministro Maroni annuncia 10 nuovi Cie da realizzare dopo le elezioni e entro fine 2010. «Servono altri centri di identificazione ed espulsione», ha detto ieri a Brescia, «in aree lontane dai centri abitati, vicino alle zone aeroportuali. Realizzeremo il centro solo con il consenso del sindaco e del presidente della provincia». 

GIUSTIZIA
LA REPUBBLICA – Nelle pagine romane, le motivazioni della Cassazione su Stefano Lucidi. Passò con il rosso ad alta velocità in una via centralissima falciando due ragazzi in motorino. Ora la Suprema corte afferma che non «voleva uccidere» (inizialmente il primo grado accolse la tesi del pm: se uno passa con il rosso in città accetta il rischio di causare incidenti). Per la Cassazione invece non è così.  Giustamente il legale delle famiglie delle vittime parla di una «sentenza grottesca».

CARCERE
AVVENIRE - Ci sono più tossicodipendenti in carcere che in comunità: 26mila in carcere e 16mila in comunità. Lo dicono Saman e la Fondazione Villa Maraini. Un detenuto su tre che entra in carcere è tossicodipendente, il 40% dei detenuti è in carcere per reati di droga, ma solo 1 su 6 viene avviato in un programma di recupero. Eppure un detenuto in carcere costa 250/300 euro, contro i 50 di chi è in trattamento.

BALCANI
IL GIORNALE - Fausto Biloslavo accende i riflettori sulle sei repubbliche dell’ex Jugoslavia: «In marcia assieme verso l’Unione europea, la lotta comune al crimine organizzato, scambi economici sempre più intensi, il treno da Sarajevo a Belgrado e addirittura  l’idea di un campionato di calcio che fa rinascere la jugo-nostalgia». Sino a sei anni fa Croati, serbi, e sloveni si massacravano, il 5 marzo si sono seduti ad un tavolo con l’intento di traghettare tutta la ex Jugoslavia nell’Unione europea. Biloslavo racconta che «la Jugosfera, come l’ha ribattezzata il giornale The Economist è già  una realtà fra i giovani in campo economico e commerciale».  


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