Di Franco Bomprezzi
EDICOLA. Telefonia, una truffa da capogiro
24 febbraio 2010
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Oltre 2 miliardi di euro frodati, la mano della 'ndrangheta
Un’altra giornata nera per il nostro Paese. Mentre continua l’inchiesta sui vertici della Protezione Civile, la Procura distrettuale antimafia rende pubblica una colossale operazione tesa a smascherare una truffa da oltre 2 miliardi di euro, Fastweb e Telecom Sparkle al centro delle indagini, ma anche il senatore del Pdl Di Girolamo, perché sullo sfondo c’è la mano della ‘ndrangheta, impegnata a riciclare capitali sporchi.
- La rassegna stampa si occupa anche di:
- MALACOOPERAZIONE
- TESTAMENTO BIOLOGICO
- FAMIGLIA
- SCUOLA
- SMOG
- BERTOLASO
- EUROPA E PENSIONI
“Telefonia, mafia e riciclaggio”: è il titolone de LA REPUBBLICA che alla nuova inchiesta dedica 6 pagine. Tra 2003 e 2006 due società importanti come Fastweb e Telecom Italia sarebbero state utilizzate per ripulire il denaro della ‘ndrangheta (i titoli di entrambe ieri sono crollati, bruciando 100 milioni di euro). L’ammontare complessivo della truffa sarebbe di 2,2miliardi di euro con 400 milioni di Iva evasa. 56 le ordinanze di custodia cautelare. Ricercato Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb ex ad della società, indagato l’ad Stefano Parisi. Sotto inchiesta Riccardo Ruggiero presidente di Telecom Sparkle all’epoca dei fatti. Chiesto l’arresto per il senatore Nicola Di Girolamo, Pdl (è accusato di violazione della legge elettorale con aggravante mafiosa). Sigillati 247 immobili, 133 auto, 5 imbarcazioni, 743 rapporti finanziari, 58 quote societarie. La ‘ndrangheta, spiega Walter Galbiati – riciclando il denaro tramite le due società ha creato fondi all’estero per 2,2 miliardi: risorse con le quali si sarebbe organizzata anche l’elezione di Di Girolamo. Lo schema è un complicato intreccio di acquisti e vendite fittizie, in Italia e in Europa, di servizi telefonici. Sarebbe stato commesso, scrive il gip Aldo Morgigni, «un numero indeterminato di delitti in materia di evasione fiscale… e contro la pubblica amministrazione della giustizia». Sul versante politico, la richiesta di arresto per il senatore Pdl (la seconda in 21 mesi) è richiesta perché Di Girolamo «risulta organicamente inserito nell’associazione criminale con incarico di consulente legale e finanziario». In pratica lavorava a tempo pieno per le cosche, come risulta dalle intercettazioni, ricevendone in cambio molti favori (lui è avvocato col pallino del business, del lusso, degli yacht, delle belle auto; è vicepresidente della Fondazione Italiani nel mondo guidata dal senatore De Gregorio, ex Pd passato al Pdl). Impressiona il modo con cui Gennaro Mobkel, imprenditore romano, gli rivolge la parola: «se t’è venuta la ‘senatorite’ è un problema tuo, però stai attento… ultimamente so’ stato zitto, ma oggi mi hai proprio riempito le palle… Nico’ puoi diventa’ pure presidente della repubblica per me conti sempre come il portiere mio». Il commento di Giuseppe D’avanzo non lascia dubbi: “Ritorno al 1994”. Dovremmo prendere atto di questa situazione di corruzione e affrontarla senza ipocrisia.
«Telefonia, una frode colossale», è il titolo di apertura del CORRIERE DELLA SERA di oggi. A dirlo è la procura distrettuale antimafia: frode fiscale e riciclaggio per ripulire due miliardi sono le ipotesi di reato. Ordine di cattura per Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb. Richieste di arresto anche per il senatore Di Girolamo. Alla vicenda il CORRIERE dedica la prime sei pagine. “La malapianta del denaro” è l’editoriale a firma di Sergio Rizzo: «Viene da domandarsi se un Paese come l’Italia, dove le cosche arrivano a controllare intere fette di territorio, e l’economia irregolare o illegale è un terzo del reddito nazionale, faccia davvero tutto quello che dovrebbe fare. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha dichiarato guerra ai paradisi fiscali introducendo l’inversione dell’onere della prova: ora è chi esporta i capitali a doverne dimostrare la provenienza lecita. Sacrosanto. Nelle intenzioni dichiarate del governo anche lo scudo fiscale si inseriva in questa logica. Mario Draghi, però, non aveva nascosto le sue preoccupazioni chiedendo al Tesoro di chiarire gli obblighi antiriciclaggio imposti alle banche per il rientro dei capitali. Chiarimento arrivato nei giorni scorsi, mentre il governatore definiva il numero delle segnalazioni (50) arrivate finora dagli intermediari «esiguo». È l’aggettivo giusto? Le operazioni di rimpatrio sarebbero state circa 100 mila, mentre le segnalazioni antiriciclaggio arrivate nel 2008 alla Banca d’Italia sono state 14.602: su oltre 100 milioni di operazioni bancarie... la domanda cruciale è la seguente: vogliamo davvero vincere questa guerra? Se la risposta è sì, e non può che essere quella, allora ci si deve rimboccare le maniche. È ora di dare segnali chiari e decisi. Oltre a rendere più stringenti le regole, di sicuro bisogna ottenere che in Europa tutti i Paesi si impegnino a tappare i buchi, anche i più piccoli, che ancora esistono nell’Unione: dove i capitali possono andare dappertutto, imitando l’acqua, mentre le banche di un Paese come l’Austria pubblicizzano sui loro depliant la garanzia costituzionale del segreto bancario». Il ritratto del senatore Nicola Di Girolamo, secondo i pm eletto grazie alle cosche, è firmato da Lavinia Di Gianvito: «Se t'è venuta la senatorite è un problema tuo Nico'... A me non me ne frega un c... di quello di quello che dici tu... Puoi diventa' pure presidente della Repubblica, per me sei sempre il portiere mio... Tu sei uno schiavo mio». È il 17 aprile 2008 quando i carabinieri del Ros intercettano questa telefonata fra Gennaro Mokbel e il suo legale, Nicola Di Girolamo. Il primo, considerato il capo dell'organizzazione finita ieri in carcere, imprenditore vicino all'estrema destra (in passato avrebbe avuto contatti anche con Antonio D'Inzillo, accusato di aver ucciso il boss della banda della Magliana Enrico De Pedis), è appena riuscito a far eleggere Di Girolamo al Senato, nelle file del Pdl. Con l'aiuto della cosca della 'ndrangheta guidata da Giuseppe Arena e dell'avvocato romano Paolo Colosimo. L'ordinanza ricostruisce i rapporti tra Mokbel e Di Girolamo. In un primo tempo l'imprenditore cerca una poltrona libera: emerge che si può provare solo nella circoscrizione estera. Poi prende il via la campagna elettorale: «Dobbiamo trovare un altro partito dove infilarti — spiega in un incontro Mokbel al suo candidato —, perché ieri sera qui è venuto il senatore De Gregorio, l'onorevole Bezzi, tutti quanti si sono messi a tarantellà però... siccome De Gregorio è l'unico che c'ha l'accordo blindato con Berlusconi... allora io adesso preferisco vedere se te trovo la strada sempre per Forza Italia». Infine intervista a pag. 6 a Donato Masciandaro, professore alla Bocconi: «Da tecnico mi colpiscono della vicenda soprattutto due cose: il reato di riciclaggio si sta dimostrando una norma molto potente e tracimante, che funziona come grimaldello per aggredire svariate ipotesi di reato; la discrezionalità delle Corti di intervenire nella vita economica delle aziende anche sulla base di ipotesi di reato individuali. In breve: perché devono subire un danno gli azionisti di Fastweb sulla base di quanto potrebbe aver commesso l’ex numero uno Silvio Scaglia?»
“Riciclaggio con nomi eccellenti”. In nomi eccellenti che ITALIA OGGI mette in evidenza nel pezzo sono quelli di Silvio Scaglia e Nicola Di Girolamo. Scaglia, secondo il pezzo, si troverebbe attualmente a Londra, si dichiara totalmente estraneo ai fatti attribuitigli e ha chiesto un incontro con i magistrati romani. Per quanto riguarda Di Girolamo, ITALIA OGGI pubblica un box con i dettagli delle accuse e un riepilogo delle precedenti apparizioni di Di Girolamo davanti alla giunta del senato per le autorizzazioni a procedere, ma sempre uscito indenne dalle accuse.
IL SOLE 24 ORE apre sulla vicenda Fastweb: “Maxi-frode nelle telecomunicazioni” e affida l’editoriale ad Andrea Romano, “Le riforme e il virus corruzione”, in cui si punta ancora l’attenzione sulle “colpe” della politica : «Siamo davvero alla vigilia di una nuova Tangentopoli? Mai come in queste ore la domanda torna a farsi pressante, mentre leggiamo di ipotesi investigative su reti collusive tra politica, grandi società e criminalità organizzata. (...) C'è qualcosa di particolarmente italiano (e di particolarmente fondato) in questa coazione a ripetere la stessa sfiducia di massa nei confronti della politica. Qualcosa che ha ampia ragion d'essere, che non ha niente a che fare né con il qualunquismo né con lo scarso senso dello Stato da cui sarebbero afflitti gli italiani. Almeno per una volta proviamo a immaginare che il primo sospettato sia davvero colpevole e che la politica italiana di quest'ultimo decennio meriti ampiamente il discredito da cui è circondata. Proviamo allora a immaginare che quel discredito nasca, molto semplicemente, dalla percezione che gli italiani non possono non avere di due mali che hanno concretamente afflitto la nostra vita politica: la mancanza di concorrenza e la scarsa assunzione di responsabilità personale. La mancanza di concorrenza è quella che ha visto formarsi un vero e proprio cartello tra personale politico e forze organizzate tra cui sembra valere un patto di mutua sopravvivenza. L'economia è da anni aperta al mercato globale, e con il mondo le nostre aziende devono confrontarsi e rivaleggiare. Con il risultato di innovarsi, crescere, stare al passo con il XXI secolo. Non così la politica, che è riuscita a proteggersi con un ferreo sistema di dazi che esclude ogni novità. Se la fotografia nella quale la politica italiana è congelata è la stessa della fine degli anni Novanta, con protagonisti di cui ormai conosciamo la perfetta capacità di risalita, il motore più potente di discredito è tuttavia nella scarsa attitudine all'assunzione di responsabilità personale che segna molti dei suoi protagonisti. Anche in questo caso un confronto con i meccanismi di verifica e sanzione che sorvegliano ogni altra classe dirigente, non può mettere in buona luce le leadership politiche anche dinanzi alla più smaliziata delle opinioni pubbliche. Con buona pace di chi ancora si stupisce che si torni a parlare tanto facilmente di crollo della fiducia nei partiti. E salvo attendere con preoccupazione la nuova raffica di avvisi di garanzia: non può essere questa la strada da percorrere».
IL GIORNALE è scettico e apre la copertina con «Dacci oggi il nostro scandalo quotidiano. Altri 56 arresti: tocca a Fastweb. Riciclaggio per miliardi: le ordinanze riguardano fra gli altri Scaglia, fondatore della società telefonica pubblicizzata da Valentino Rossi e Di Girolamo, senatore PdL. Coinvolta anche Telecom. E subito ci sono maestrini che pontificano». Feltri incalza: «Oramai non passa giorno in cui non si oda il cigolio sinistro dei cancelli: gente che entra e gente che esce, ma soprattutto entra. Cosa sta succedendo in Italia? Non è ancora finita la partita della Protezione civile, né si è capito chi abbia vinto, chi perso, chi pareggiato ed eccoci davanti ad un nuovo scandalo talmente grosso e incasinato ad esser quasi incomprensibile, almeno per noi cittadini volgari che viviamo del nostro. E adesso? Niente sopportiamo pazientemente e restiamo in attesa di sviluppi». C’è chi invece non sopporta: Montezemolo e Casini. E Feltri chiosa ricordando che il furto figurava già sulle tavole di Mosè, e allora Berlusconi era lontano da Palazzo Chigi: «A predicare l’onestà è buono chiunque. Più difficile praticarla quando le tentazioni sono forti e l’abitudine a cedervi diffusa. Arrivederci al prossimo scandalo».
«’Ndr@ngheta» è il titolo a tutta pagina in prima de IL MANIFESTO a sfondare sulla fotografia di un computer «Uno “scandalo colossale”. 56 mandati di cattura, ricercato Silvio Scaglia, protagonista della new economy, 13° uomo più ricco d’Italia, fondatore di Fastweb. Richiesta di arresto per il senatore Pdl Nicola Di Girolamo, favorito dalla ‘ndrangheta. L’accusa: evasione fiscale e riciclaggio di denaro sporco per 2 miliardi. Inquisito l’ad Fastweb, crollo in borsa», riassume il rimando alle due pagine che IL MANIFESTO dedica al caso. L’editoriale di Galapagos «Da dove sgorga il denaro» osserva: «Se andate a comprare dei mobili e ottenete di non pagare l’Iva significa che il negoziante a sua volta non l’ha pagata, perché il mobiliere che lo ha rifornito l’ha evasa. L’evasione fiscale è una lunga catena che coinvolge non solo dentisti e idraulici ma tutto il sistema produttivo. Come recita l’adagio il pesce puzza dalla testa. La conferma è arrivata dall’inchiesta su Fastweb e altre grandi imprese (...) Silvio Scaglia, ex amministratore delegato di Fastweb, è innocente fino a condanna definitiva (...)» E continua «(...) c’è chi si stupisce che possa essere coinvolto in questa storiaccia. Al pari di chi non crede che l’imprenditore Berlusconi possa essere stato coinvolto in affari poco corretti. Ma una certezza l’abbiamo: evasione e costituzione di fondi neri ci sono stati e nella rete sono finiti pesci piccoli e pesci grossi, da magistrati ad alti gradi della Finanza». E sul coinvolgimento con l’ndrangheta scrive: «Possibile che tutto questo sia stato organizzato solo dalla ‘ndrangheta? Ovviamente no: per una truffa da 2 miliardi di euro servono personaggi in posizione di rilievo in società coinvolte, chissà se a loro volta legati alla criminalità organizzata (...)». Galapagos punta il dito sulle imprese «Sono loro che evadono e mollano mazzette ai partiti. E non parliamo dei piccoli imprenditori che al massimo devono pagare per ottenere concessioni o ricevere quanto gli spetta per i lavori eseguiti (...) Il riferimento è alle grandi imprese. È lì che vanno cercati i grandi collusi con la politica in un rapporto quasi sadomaso: godono nel pagare tangenti, perché da quelle matura il piacere degli affari, sgorga il denaro (...)».
AVVENIRE, il quotidiano della Cei, dedica ampio spazio alla nuova inchiesta. Apertura in prima e ben tre pagine interne (6-7-8). Marco Girardo a pagina 6 traccia profili delle aziende e delle persone coinvolte (Fastweb e Telecom Italia Sparkle in primis), quasi fossero una lunga coda della bolla speculativa che travolto la new economy. Un articolo di taglio basso spiega succintamente il meccanismo che ha portato le aziende all'evasione di iva e a intascare la relativa imposta dovuta. Mentre Vincenzo Spagnolo segnala dell'esistenza del "libro bianco" a cura della'Aira, l'Associazione italiana dei responsabili antiriciclaggio, presentato proprio ieri presso la sede dell'Aibi dall'avvocato Ranieri Razzante. Ad aggiungersi alle voci degli allarmisti, il Cnel, che avverte delle possibilità di infiltrazioni mafiose nelle regioni del Nord, presentando a sua volta uno sturdio sull'infiltrazione mafiosa nel Settentrione. Elemento che aggrava la già delicata l'attuale panorama. La pagina 8 di AVVENIRE invece è dedicata prevalentemente alle reazioni dal mondo istituzionale e da quello imprenditoriale. Viene dato ampio risalto alle parole di Renato Schifani, presidente del Senato, che ieri ha invitato la politica ad avere maggiore "rigore" nel candidare anche chi "non è condannato in via definitiva". Posizione poco ortodossa, registra il giornale, per chi si è fatto bandiera del garantismo italiano, e che porta a pensare siano stati ampiamente superati i livelli di guardia, tale da necessitare misure straordinarie per arginare il fenomeno della corruzione. A tal punto che lo steso Luca di Montezemolo definisce la lotta alla corruzione un'impresa "titanica" e punta il dito sulla classe politica, rea di non aver portato in porto le dovute riforme. Piccata la replica del ministro Sacconi (Lavoro) e Brunetta (Pubblica amministrazione) che rispediscono al mittente le accuse.
“La grande truffa dei telefoni”. Apre la prima pagina de LA STAMPA il titolo sulla bufera giudiziaria che riguarda Fastweb e la società Telecom Sparkle (controllata da Telecom Italia). Due pagine di cronaca dell’accaduto, che ricostruiscono la frode fiscale che risale al periodo tra il 2003 al 2006, «una delle più colossali» l’ha definita il Gip, circa 400 milioni di fatture evase. Sia Fastweb che Telecom si sono dichiarate estranee ai fatti proclamandosi invece parte lesa nella vicenda. Ma per il Gip vanno commissariate e la loro attività va sospesa . Su tutta la vicenda l’ombra lunga della mafia. Al vertice della truffa secondo gli inquirenti ci sarebbe stato Gennaro Mokbel, legato in passato ad ambienti della destra eversiva e regista dell’ingresso in politica di Di Girolamo. Quest’ultimo avrebbe partecipato con Mokbel, la scorsa estate, ad alcune riunioni pericolose a Capo Rizzuto, alla quale erano presenti esponenti della famiglia Arena, una delle più potenti nel Crotonese, e si trattò la raccolta di voti tra gli emigrati calabresi in Germania. Di fronte a Di Girolamo e Mokbel sedevano, dicono i giudici, Fabrizio Arena, boss reggente del clan e Franco Pugliese, sorvegliato speciale e affiliato alla famiglia. Mokbel sarebbe l’anello di congiunzione fra le società di telecomunicazioni e gli interessi della ’Ndrangheta.
E inoltre sui giornali di oggi:
MALACOOPERAZIONE
IL MANIFESTO – Richiamo in prima pagina per un caso di Malacooperazione tra Italia ed Etiopia a cui IL MANIFESTO dedica due pagine. Si tratta dell’impianto di Gilgel Gibe 2, costruito dalla Salini che è stato finanziato dalla Farnesina per 220 milioni di euro «malgrado le riserve dei tecnici. Inaugurato un mese fa dal ministro Frattini, è già crollato. Storia di un progetto dai contorni a dir poco ambigui» annuncia il lancio dell’inchiesta dal titolo «Una diga che fa acqua da tutte le parti». Nell’inchiesta viene ricostruita la storia del prestito all’Etiopia e dell’avvio del progetto e del coinvolgimento della cooperazione italiana che datano al 2004. Vengono anche presentati due documenti del ministero dell’Economia e della Farnesina nei quali fin dal 2004 si erano rilevate anomalie sia nell’erogazione del prestito, sia l’assenza di uno studio di fattibilità.
TESTAMENTO BIOLOGICO
LA STAMPA – “Biotestamento, la nutrizione potrà essere sospesa”. Un emendamento approvato ieri dalla Camera dice che alimentazione e idratazione «devono essere mantenute fino al termine della vita ad eccezione dei casi in cui le medesime risultino non più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali al corpo». Insomma l’emendamento prevede delle eccezioni, e l’approvazione ha spaccato il centrodestra. Critico anche il Pd, che ha parlato di “pasticcio”: «La maggioranza ha di fatto introdotto la possibilità di sospendere la nutrizione artificiale ammettendo così che è un atto medico, a differenza di quanto sostenuto fin qui. Inoltre non è chiaro in quali casi concreti sia possibile la sospensione e chi la decida».
AVVENIRE - Pagina 10 dedicata all'emendamento che riduce l'eventuale accanimento terapeutico sui pazienti. Promosso dal relatore Domenico Di Virgilio (Pdl), la norma prevede che l'alimentazione e idratazione devono essere mantenute fino al termine della vita, ad eccezione - e qui entra in gioco la nuova norma – del momento in cui le medesime risultino non più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alla funzioni fisiologiche essenziali del corpo.
IL GIORNALE - “Biotestamento, la svolta sui malati terminali” titola IL GIORNALE per spiegare che «La Commissione affari sociali della Camera cambia le regole: la nutrizione e l’idratazione potranno essere sospese in caso di pazienti senza speranza e destinati a morte certa. E non vale per chi vive in stato vegetativo». L’emendamento del relatore Domenico de Virgilio è commentato da Eugenia Roccella in una intervista che si apre con questa dichiarazione: «Anche con questa nuova legge Eluana avrebbe dovuto vivere». E precisa: «la sospensione della nutrizione artificiale è possibile per i pazienti che non sono più in grado di assorbire nulla. Per questi casi abbiamo stabilito un’eccezione». Incalzata dalla domanda “ma accade già?’”, la Roccella ammette: «Abbiamo preso atto di una realtà. La nostra non è una scelta di eutanasia: quando si è in fase terminale l’organismo non reagisce più perché sta morendo della sua malattia». E i malati di sla? La Roccella pone come confine l’essere cosciente. Quando il malato di sla diventa incosciente «Interviene la legge perché bisogna adottare un minimo di cautela».
FAMIGLIA
AVVENIRE - "Il forum ai candidati: federalismo fiscale a misura di famiglia". E' questo il titolo dell'articolo di Pier Luigi Fornari, cronaca della presentazione alla Camera delle richieste ai candidati a governatore nelle prossime regionali da parte del Forum della associazioni familiari. Un vero e proprio manifesto a cui aderiscono in modalità bipartisan: Carlo Giovanardi (Pdl), Luisa Santonlini (Udc), e Anna Marta Serafini (Pd).
SCUOLA
LA REPUBBLICA – “Dimmi dove studi e ti dirò cosa sai il Nord ‘supera’ di due anni il Sud”. La fondazione Giovanni Agnelli ha pubblicato un rapporto sulla scuola italiana sottolineando l’enorme divario regionale, in termini di risultati e di investimenti (in Trentino si spendono 9900 euro procapite, in Puglia 5800). Una soluzione, secondo lo studio, potrebbe arrivare da un federalismo scolastico vero ma ben gestito.
SMOG
CORRIERE DELLA SERA – I sindaci dell’hinterland milanese bocciano il blocco del traffico totale di domenica 28 febbraio. «Dei 134 municipi della provincia di Milano, infatti, solo due sono al momento disposti ad aderire al blocco del traffico di domenica 28 febbraio in tutta la Val Padana, proclamato in sede Anci dai due primi cittadini. Si tratta dei comuni di Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo, entrambi governati da giunte di centrosinistra... A renderlo noto è stato l'assessore provinciale Giovanni De Nicola, che ha tenuto un tavolo di coordinamento dell'hinterland dedicato allo smog, al quale hanno preso parte una settantina di amministratori del Milanese. «A quel che ci risulta - ha affermato De Nicola - sono solo due i sindaci che hanno dimostrato la propria disponibilità al blocco di domenica, fermo restando comunque la forte perplessità a misure di questo tipo». Lo stesso De Nicola non ha nascosto i suoi personali dubbi all'idea del blocco del traffico. «Noi non siamo stati coinvolti in questa scelta - ha osservato l'assessore - il blocco sicuramente non crea danni all'ambiente ma resta la mia totale perplessità sulla sua reale efficacia».
BERTOLASO
ITALIA OGGI – “Rifiuti a Napoli, multa per Bertolaso”- Secondo il pezzo, il capo della protezione civile sarà processato a Napoli per un reato punibile solo con contravvenzione. L’accusa:«gestione di rifiuti non autorizzata».
EUROPA E PENSIONI
LA STAMPA - “I sindacati per la prima volta contro Zapatero”. No in Spagna all’aumento dell’età pensionabile da 65 a 67 anni. Per la prima volta dal 2004, da quando il premier socialista Zapatero è al potere, i maggiori sindacati spagnoli sono scesi in piazza in diverse città spagnole contro la proposta avanzata a sorpresa dall’esecutivo.
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