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    <title>VITA.it > News</title>
    <link>http://beta.vita.it</link>
    <description>Le ultime notizie di Vita.it</description>
    <language>it-it</language>
    <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 21:20:41 +0100</pubDate>
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    <managingEditor>web@vita.it (Vita.it Staff)</managingEditor>
    <webMaster>webmaster@vita.it (Vita.it Staff)</webMaster>
        <item>
      <title><![CDATA[Attenti alla carta che uccide la tigre]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117978</link>
      <description><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>Un nuovo rapporto WWF USA mette in evidenza come diversi rivenditori usino prodotti a base di fibra della Asia Pulp &amp; Paper (APP), anche in Italia</strong></p>
<p><em>DOSSIER&nbsp;&nbsp; <a href="http://www.worldwildlife.org/sites/tigers/WWFBinaryitem26744.pdf">http://www.worldwildlife.org/sites/tigers/WWFBinaryitem26744.pdf</a></em>&nbsp;&nbsp;</p>
<p>VIDEO SULLA TIGRE DI SUMATRA <a href="http://youtu.be/dhuT-nhj6X4">http://youtu.be/dhuT-nhj6X4</a></p>
<p>&nbsp;Le aziende e i consumatori americani stanno&nbsp; inavvertitamente&nbsp; contribuendo&nbsp; alla distruzione della incredibile foresta pluviale&nbsp; indonesiana e degli ultimi habitat della&nbsp; tigre di Sumatra, con&nbsp; l'acquisto di carta igienica realizzata con fibre prodotte dalla&nbsp; Asia&nbsp; Pulp &amp; Paper (APP), secondo un nuovo report del WWF Stati Uniti&nbsp; pubblicato oggi.</p>
<p>&nbsp;Il dossier <em>&ldquo;Don&rsquo;t Flush Tiger Forests: Toilet Paper, U.S. Supermarkets, and the Destruction of&nbsp;&nbsp; Indonesia&rsquo;s Last Tiger Habitats&rdquo;</em> ritiene che APP, il quinto pi&ugrave; grande&nbsp; produttore di fibre di carta del mondo, &egrave; in rapida espansione nel&nbsp; mercato&nbsp; statunitense e la sua forza &egrave; quella carta offerta a prezzi&nbsp; concorrenziali che &egrave; strettamente legata alla distruzione delle foreste&nbsp; tropicali dell'isola di Sumatra e non solo che&nbsp; sono l'ultima dimora di&nbsp; specie in pericolo di estinzione come le tigri di&nbsp; Sumatra, gli&nbsp; elefanti, i gibboni, i rinoceronti di Sumatra e gli oranghi.</p>
<p>&nbsp;I prodotti realizzati con fibra APP, come la carta igienica,&nbsp; asciugamani di&nbsp; carta e tessuti, sono sempre pi&ugrave; frequenti&nbsp; in negozi&nbsp; di alimentari,&nbsp; ristoranti, scuole e alberghi in tutti gli Stati Uniti&nbsp; con marchi il Paseo e&nbsp; Livi.</p>
<p>&nbsp; Otto grandi catene di distribuzione - BI-LO, Grocery Company&nbsp; Brookshire,&nbsp; Delhaize Group (proprietario della catena alimentare&nbsp; Lion), Harris Teeter,&nbsp; Kmart, Kroger, SUPERVALU e Weis Markets,&nbsp; comprendendo quello di cui si stavano rendendo responsabili hanno&nbsp; deciso di smettere di&nbsp; importare prodotti di tessuto con la fibra di APP .</p>
<p>&nbsp; "Ci complimentiamo con la decisione di queste societ&agrave; di rimuovere&nbsp; questi&nbsp; prodotti dai loro negozi", ha detto Jan Vertefeuille,&nbsp; responsabile della&nbsp; Campagna Tigre del WWF US.</p>
<p><strong>&nbsp;Dal momento che ha iniziato ad operare in Indonesia nel 1984, il WWF&nbsp; stima&nbsp; che APP ed i suoi affiliati hanno distrutto quasi 2 milioni di&nbsp; ettari di&nbsp; foresta tropicale dell'isola di Sumatra, che equivale a&nbsp; 4&nbsp; milioni di campi&nbsp; da calcio.</strong></p>
<p>&nbsp;<strong>Per il WWF i&nbsp; consumatori non dovrebbero scegliere tra tigri e carta&nbsp; igienica per questo negli USA si sta chiedendo a&nbsp; dettaglianti,&nbsp; grossisti e consumatori di non acquistare prodotti o Paseo&nbsp; Livi APP&nbsp; fino a quando non smetteranno compromettere le foreste&nbsp; pluviali di&nbsp;&nbsp; Sumatra.</strong></p>
<p>&nbsp; "Negli ultimi anni i prezzi concorrenziali, potremmo dire la svendita&nbsp; sul&nbsp; mercato europeo di carta e polpa offerta da APP e APRIL hanno&nbsp; conquistato&nbsp; anche molte societ&agrave; italiane. Cartotecniche e gruppi&nbsp; industriali hanno&nbsp; acquistato milioni di tonnellate di questi prodotti&nbsp; pure consapevoli della&nbsp; distruzione delle ultime foreste di Sumatra e&nbsp; della sua unica biodiversit&agrave;.</p>
<p>&nbsp;Molti degli shopper ancora oggi usati in Italia vengono da quella polpa e diversi operatori usano prodotti di questa origine " dichiara <strong>Massimiliano Rocco responsabile specie WWF Italia -</strong></p>
<p>"Sono scelte irresponsabili dettate dai facili profitti&nbsp; che costano un caro prezzo per il nostro pianeta e in&nbsp; particolare per la&nbsp; biodiversit&agrave; indonesiana."</p>
<p>&nbsp; <strong>Il WWF Italia chiede all'industria del settore di diventare pi&ugrave;&nbsp; sostenibile.</strong> Assocarta deve essere garante di scelte pi&ugrave; responsabili e ambientali&nbsp; da&nbsp; parte dei suoi soci, indichi pubblicamente che i suoi soci non&nbsp; acquistano&nbsp; questi prodotti.</p>
<p>&nbsp;Anche alle innumerevoli cartotecniche che ancora oggi comprano carta&nbsp; di&nbsp; queste origini, anche se spesso nello stesso nome si definiscono&nbsp; eco, il WWF&nbsp; chiede di interrompere questo mercato di distruzione e di&nbsp; preoccuparsi pi&ugrave;&nbsp; del futuro di noi tutti che dei loro facili profitti.</p>
<p>&nbsp;<strong> Il WWF invita per il bene di noi tutti ad acquistare e usare solo&nbsp; carta&nbsp; certificata FSC o carta totalmente riciclata.</strong></p>
<p>&nbsp; &ldquo;I&nbsp; cittadini dovrebbero leggere, comprare, usare solo libri,&nbsp; quaderni,&nbsp; agende, carta igienica e carta da ufficio solo certificata&nbsp; FSC o totalmente&nbsp; riciclata, tutti noi con queste scelte possiamo rendere il mercato pi&ugrave;&nbsp; sostenibile e verde e costruire un futuro&nbsp; migliore per il nostro pianeta&rdquo; ricorda&nbsp; Rocco.</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 18:35:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117978</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Ambientalisti: finalmente al via il processo]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117977</link>
      <description><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.greenpeace.it" target="_blank">Greenpeace</a>, <a href="http://www.legambiente.eu" target="_blank">Legambiente</a> e <a href="http://www.wwf.it" target="_blank">WWF</a></strong> esprimono apprezzamento per il lavoro della magistratura riguardo al <a href="http://www.vita.it/news/view/117952" target="_blank"><strong>rinvio a giudizio disposto dal GUP di Rovigo per gli amministratori Enel e gli ex direttori della centrale termoelettrica a olio combustibile di Porto Tolle.</strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con questa decisione per gli imputati <strong>si apre il processo per la responsabilit&agrave; del mancato adeguamento degli impianti durante il funzionamento della centrale, relativamente al periodo 1998-2004,&nbsp; per ridurre le sue emissioni inquinanti</strong>; tale adeguamento sarebbe stato un obbligo di legge in base alle direttive dall'Unione Europea<strong>. Il mancato assolvimento sarebbe all&rsquo;origine di gravi danni ambientali e sanitari.</strong> Come testimoniato da uno studio epidemiologico effettuato dalle Asl di Rovigo ed Adria, per il periodo che va dal 1998 al 2006, sarebbero stati soprattutto i bambini, dagli 0 ai 14 anni, residenti nei comuni limitrofi, a mostrare un'insorgenza anomala e fortemente accentuata di patologie respiratorie.</p>
<p>&nbsp; <strong>Le tre associazioni, costituitesi parte civile nel procedimento, dichiarano congiuntamente:</strong> &ldquo;Secondo l&rsquo;accusa la centrale Enel di <strong>Porto Tolle &egrave; stata gestita in modo illegale con conseguenze ambientali e sanitarie gravi </strong>ed &egrave; per questo che ci appare invece sconsiderata la volont&agrave; di riattivare questa centrale altamente inquinante per fronteggiare l&rsquo;emergenza energetica di questi giorni. La gestione miope e conservativa della risorse energetiche di cui il Paese dispone e che importa non pu&ograve; determinare la riattivazione di un impianto estremamente dannoso, sul quale sono in corso procedimenti penali della massima gravit&agrave;&rdquo;.</p>
<p>Greenpeace, Legambiente e WWF ricordano inoltre come quella centrale sia oggi al centro di un <strong>progetto di conversione a carbone, gi&agrave; bocciato dal Consiglio di Stato</strong>, per favorire espressamente il quale si sono cambiate leggi nazionali e regionali. La centrale che Enel intende realizzare emetterebbe <strong>in un solo anno 10 milioni di tonnellate di CO2</strong> (4 volte le emissioni di Milano), <strong>2800 tonnellate di ossidi di azoto</strong> (come 3.5 milioni di nuove auto), <strong>3700 tonnellate di ossidi di zolfo </strong>(pi&ugrave; di tutti i veicoli circolanti in Italia), richiedendo lo smaltimento di milioni di tonnellate di gessi e altre sostanze residue.</p>
<p>&nbsp;</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 18:31:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117977</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Ricerca Censis: le risposte arrivano solo dalle famiglie]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117976</link>
      <description><![CDATA[<p>Ritardi nella diagnosi, scarsa disponibilit&agrave; di terapie non farmacologiche, servizi socio-assistenziali da potenziare. <strong>A rischio di isolamento sociale il 60% dei malati di sclerosi multipla.</strong> La met&agrave; delle madri di persone con autismo ha dovuto lasciare il lavoro o ridurlo.</p>
<p>La sclerosi multipla &egrave; una malattia che fa soffrire anche se nelle fasi iniziali spesso non si vede e la diagnosi talvolta resta complicata<strong>. Secondo la ricerca della Fondazione Cesare Serono e del Censis, il 48,7% dei malati si &egrave; rivolto a diversi medici prima di arrivare alla diagnosi corretta,</strong> il 40,1% ha avuto difficolt&agrave; a convincere il medico dei propri sintomi, il 29,5% ha ricevuto trattamenti per una patologia diversa. La terapia farmacologica &egrave; centrale, sebbene non siano ancora noti medicinali in grado di determinare una guarigione definitiva. Ma un ruolo comunque importante &egrave; ricoperto dalle terapie non farmacologiche. Tuttavia, con l&rsquo;eccezione della fisioterapia (indicata dal 51,5% dei malati, soprattutto dai pi&ugrave; anziani, tra i quali la percentuale sale al 70,2%) e della terapia psicologica (18%), &egrave; molto contenuto il numero di malati che possono fruirne.</p>
<p>La sclerosi multipla colpisce le persone adulte, quando sono nel pieno della vita attiva. Il 48,5% dei malati ha bisogno di aiuto nella vita quotidiana. Ma il dato oscilla dal 9,5% di chi si definisce lievemente o per nulla disabile all&rsquo;83% tra i malati pi&ugrave; gravi. <strong>Le risposte arrivano quasi solo dalle famiglie. Il 38,1% dei malati riceve assistenza informale tutti i giorni dai familiari conviventi</strong> (e la percentuale aumenta tra chi riferisce livelli di disabilit&agrave; pi&ugrave; elevati: 62,8%). L&rsquo;aiuto quotidiano da parte di parenti non conviventi e amici &egrave; pi&ugrave; raro (8,1%). Solo il 15,3% riceve aiuto da personale pubblico (e solo il 3,3% tutti i giorni). Minoritario &egrave; il supporto offerto dal volontariato (8,4%).</p>
<p>I servizi sanitari considerati <strong>pi&ugrave; utili sono i centri clinici per la sclerosi multipla (52,7%), i farmaci gratuiti (31,1%) e le visite specialistiche ambulatoriali (29,4%)</strong>. Numerosi sono i servizi sanitari che andrebbero rafforzati, secondo le opinioni raccolte: gli stessi centri clinici (che spesso si limitano a fornire solo la terapia farmacologica) per il 30,4% del campione, la specialistica ambulatoriale (27,1%), le visite mediche domiciliari (25,1%), i ricoveri in day hospital (22,3%). Ma sono soprattutto i servizi socio-assistenziali a richiedere un forte potenziamento dell&rsquo;offerta:<strong> l&rsquo;assistenza domiciliare &egrave; ritenuta uno dei servizi pi&ugrave; utili dal 77,5% </strong>del campione e il 72,4% ne ritiene necessario il potenziamento. Seguono gli aiuti economici e gli sgravi fiscali (tra gli strumenti pi&ugrave; utili secondo il 52,6%, da potenziare secondo il 47,7%), il supporto psicologico (utile per il 37%, da potenziare per il 25,8%).</p>
<p><strong>Anche per le persone con autismo il percorso che porta alla diagnosi &egrave; spesso lungo e complesso.</strong> In circa l&rsquo;80% dei casi i primi sospetti sono stati formulati dalle madri, perlopi&ugrave; nel corso del secondo anno di vita del bambino (41,2%). <strong>La quota pi&ugrave; ampia del campione di famiglie (45,9%) ha dovuto attendere tra 1 e 3 anni per ottenere la diagnosi,</strong> il 13,5% addirittura pi&ugrave; di 3 anni. Mediamente sono 2,7 i centri e gli specialisti a cui le famiglie si sono rivolte prima della diagnosi definitiva. I disturbi indicati pi&ugrave; frequentemente dai familiari sono quelli legati alla compromissione della comunicazione verbale e non verbale, moderata o grave nel 77,2% dei casi, con frequenza pi&ugrave; alta tra i bambini pi&ugrave; piccoli (82,4%). Seguono i problemi dell&rsquo;apprendimento, indicati come moderati o gravi dal 73,4% del campione. Tra i disturbi pi&ugrave; problematici da gestire c&rsquo;&egrave; l&rsquo;aggressivit&agrave; e l&rsquo;autolesionismo (25,1%).</p>
<p>A seguire una terapia farmacologica &egrave; meno di un terzo delle persone con autismo, anche perch&eacute; non esistono farmaci specifici per questa patologia. <strong>Quasi tutti i bambini con autismo ricevono qualche tipo di intervento abilitativo,</strong> ma tra gli adolescenti e gli adulti la quota di quanti non fanno nessuna terapia psicologica, pedagogica e sociale si attesta intorno al 30%. La tipologia di trattamento pi&ugrave; efficace, anche secondo le recenti Linee guida pubblicate dall&rsquo;Istituto superiore di sanit&agrave;, &egrave; la terapia cognitivo-comportamentale, seguita dal 49,3% del campione. <strong>Sono in media 5,2 le ore settimanali di trattamento ricevute. Di queste, 3,2 vengono pagate privatamente dalle famiglie</strong>, con costi rilevanti a proprio carico, contro le 2,0 erogate dal soggetto pubblico. Diffuse, soprattutto tra i bambini pi&ugrave; piccoli, logopedia (32,8%), psicomotricit&agrave; (30,8%) e psicoterapia (13,9%), che costituiscono l&rsquo;unico approccio terapeutico nel 20,5% dei casi.</p>
<p><strong>La scuola gioca un ruolo centrale, e la quasi totalit&agrave; dei bambini e ragazzi autistici la frequenta (il 93,4% fino ai 19 anni).</strong> Il numero medio settimanale di ore di sostegno ricevute da parte di un insegnante &egrave; pari a 15,9, in modo omogeneo nelle diverse zone del Paese. Ma il sostegno fornito dagli educatori inviati dal Comune (mediamente 5,3 ore settimanali), dagli assistenti alla comunicazione (2,0 ore) e da operatori di altro genere (0,9 ore) &egrave; molto pi&ugrave; contenuto al Sud, dove le ore di sostegno ricevute complessivamente dal personale pubblico sono in media 19,1 alla settimana, contro le 24,1 della media nazionale.</p>
<p>La tipologia e la gravit&agrave; dei sintomi che caratterizzano i disturbi dello spettro autistico <strong>comportano per le famiglie un carico assistenziale estremamente gravoso. </strong>Le ore di assistenza e sorveglianza ammontano in media a 17,1 al giorno. L&rsquo;assistenza rimane nella grande maggioranza dei casi un onere esclusivo della famiglia, con un impatto rilevante non solo sulla qualit&agrave; della vita, ma anche sui progetti e le scelte a lungo termine. <strong>La disabilit&agrave; della persona con autismo ha avuto un impatto negativo sulla vita lavorativa del 65,9% delle famiglie coinvolte nello studio.</strong> In particolare, il 25,9% delle madri ha dovuto lasciare il lavoro e il 23,4% lo ha dovuto ridurre.</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 18:27:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117976</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[2011, l'anno record delle donazioni al non profit]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117975</link>
      <description><![CDATA[<p>Atlas of Giving ha annunciato <strong>i risultati 2011 del suo report sulle donazioni.</strong> Il report &egrave; relativo solo agli Stati Uniti e svela che le donazioni sono cresciute a un ritmo pi&ugrave; veloce della crescita economica complessiva. Secondo il rapporto pubblicato da Atlas of Giving, <strong>le donazioni di organizzazioni non profit degli Stati Uniti &egrave; aumentato del 7,5% nel 2011,</strong> con un incremento di 24,2 miliardi dollari dispetto ai 322 miliardi di dollari del 2010. Le previsioni parlano di una crescita del <strong>3,9% nel 2012, con una raccolta complessiva che superer&agrave; i 360 miliardi.</strong></p>
<p>&laquo;Complessivamente, abbiamo goduto di una forte ripresa nelle donazioni. Nel 2011 la crescita &egrave; stata alimentata dalla buona performance del mercato azionario a luglio, dai bassi tassi d'interesse, e da un miglioramento dell'economia, con inflazione modesta", <strong>spiega Rob Mitchell, Ceo di Atlas of Giving. </strong>"Tuttavia, l'aumento non &egrave; stato apprezzato da tutte le organizzazioni non profit. Le organizzazioni che si basano su donazioni micro da molti piccoli donatori sono risentono ancora fortmente dagli effetti dell&rsquo;alto tasso di disoccupazione. "</p>
<p>Le previsioni per il 2012 annunciano <strong>una crescita delle donazioni meno forte che nel 2011. </strong>La previsione potrebbe per&ograve; essere modificata da eventi non previsti nel corso dell'anno. Disastri naturali o causati dall'uomo, eventi economici, e molte altre cose influenzano le dinamiche della  beneficenza. L&rsquo; Atlas of Giving monitora attivamente i fattori che influenzano le donazioni e fornisce aggiornamenti mensili delle previsioni per tenere conto di ogni fattore nuovo.</p>
<p>&laquo;Complessivamente nel 2011, abbiamo goduto di una forte ripresa delle donazioni. Tuttavia c&rsquo;&egrave; da tenere <strong>presente che gli effetti di elevata disoccupazione sono di lunga durata.</strong> Anche nella fase del ritorno di occupazione il flusso delle donazioni non riprende per diversi anni: questi individui sono impegnati nel coprire le spese rinviate come la sostituzione e manutenzione di automobili e altri oggetti domestici. Tra gli enti non profit che non hanno risentito di questi effetti <strong>sono le universit&agrave; perch&eacute; gli ex-alunni difficilmente rischiano la disoccupazione</strong> mentre i grandi donatori non mostrano disaffezione&raquo;</p>
<p>&nbsp;</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 18:04:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117975</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Ong denuncia: decine di morti]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117971</link>
      <description><![CDATA[<p>Sono a<strong>lmeno 50 le persone rimaste uccise a Hom</strong>s, nel centro della  Siria, sotto i bombardamenti delle forze di sicurezza. Lo riporta  l'Osservatorio siriano per i diritti umani, gruppo di attivisti con sede  a Londra, spiegando che i quartieri pi&ugrave; colpiti dall'assedio, giunto  ormai al quinto giorno consecutivo, sono quelli di Bayadah, Baba Amr,  Khaldiyeh and Karm el-Zeytoun. Le truppe fedeli al presidente Bashar  Assad, aggiunge l'Osservatorio, stanno colpendo in particolare le  abitazioni e 23 case del distretto di Baba Amr hanno riportato gravi  danni.</p>
<p>A Waar, uno dei quartieri pi&ugrave; colpiti, c'&egrave; l'ospedale pediatrico al Walid. <strong>Secondo l'emittente al-Jazeera sarebbero morti 20 bambini</strong>. 18 erano neonati prematuri e sono rimasti vittime della mancanza di corrente in seguito ai bombardamenti.</p>
<p>Secondo l'Osservatorio, con base a Londra, i  miliziani di Assad in  piena notte hanno anche fatto irruzione in tre case massacrando le  famiglie all'interno, per un totale di 20 vittime, oltre alle decine di  corpi sparsi nel resto della citt&agrave;.</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 16:51:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117971</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Acli: «No F35, investiamo nel territorio»]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117970</link>
      <description><![CDATA[<p>Nel giorno della convocazione da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano del Consiglio Supremo della Difesa - dal quale &egrave; emersa la necessit&agrave; di avviare la &ldquo;razionalizzazione del sistema Difesa&rdquo; fino a rimodulare &ldquo;alcuni significativi programmi di investimento&rdquo; &ndash; le Acli <strong>rilanciano la mobilitazione</strong> che coinvolger&agrave; i territori di tutta Italia per chiedere al Governo di rinunciare all&rsquo;acquisto di 131 caccia F-35 e investire i 15 miliardi di euro cos&igrave; risparmiati nella sicurezza del territorio, nella difesa dell&rsquo;ambiente e nella protezione delle fasce sociali pi&ugrave; deboli colpite dalla crisi economica.</p>
<p>E&rsquo; la campagna &ldquo;Taglia le ali alle armi&rdquo;, sostenuta dalle <strong>Acli</strong> con la <strong>Rete Disarmo</strong>, la <strong>Tavola della Pace</strong> e <strong>Sbilanciamoci!</strong></p>
<p>Le giornate di mobilitazione si protrarranno per tutto il mese di febbraio, con numerose iniziative creative nei territori promosse da associazioni, gruppi e singoli cittadini, per culminare infine nella data del 25 febbraio, scelta come giornata delle &ldquo;100 piazze d&rsquo;Italia contro i caccia F-35.</p>
<p>&laquo;Rinunciare alla produzione e all&rsquo;acquisto di questi caccia da combattimento &egrave; un atto di responsabilit&agrave; verso la nostra societ&agrave; e le future generazioni&raquo; dichiara <strong>Alfredo Cucciniello, responsabile nazionale del Dipartimento Pace e stili di vita delle Acli.</strong> &laquo;Il nostro Paese vive una grande difficolt&agrave; che richiede a tutti immensi sacrifici. Cominciamo allora a sacrificare l&rsquo;acquisto dei caccia da guerra: 15 miliardi di euro da destinare a priorit&agrave; pi&ugrave; incombenti. Seguiamo l&rsquo;esempio degli altri partner del programma F35, che stanno ridimensionando il loro impegno&raquo;.</p>
<p>Da mesi le Acli chiedono al Governo un generale ripensamento nella politica della Difesa italiana, che passi attraverso la riduzione delle spese militari e un maggior finanziamento della cooperazione internazionale e del servizio civile nazionale. &laquo;La difesa del Paese &egrave; la difesa delle fasce sociali pi&ugrave; deboli e la messa in sicurezza del nostro territorio&raquo;.</p>
<p>&laquo;La cronaca drammatica di queste ore &ndash; insiste Cucciniello &ndash; ci ricorda che abbiamo bisogno di proteggere il nostro territorio. <strong>Investire sulla prevenzione, curare con continuit&agrave; il territorio, dotare enti locali, forze dell&rsquo;ordine, vigili urbani e Protezione civile di quanto serve per affrontare le emergenze:</strong> questo per noi significa difendere l&rsquo;Italia, prima che una pioggia abbondante o una nevicata in febbraio tornino a mettere in ginocchio il settimo Paese pi&ugrave; industrializzato al mondo&raquo;.</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 16:46:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117970</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Il regima usa la medicina come un'arma]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117969</link>
      <description><![CDATA[<p><!-- @font-face {   font-family: "Times New Roman"; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }table.MsoNormalTable { font-size: 10pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; } --> Il regime siriano sta usando la medicina come arma di persecuzione. &Egrave; la denuncia di <strong>Medici senza Frontiere</strong> che, pur non potendo lavorare direttamente nel paese, ha raccolto le testimonianze di chi ferito in Siria &egrave; curato fuori dal paese, come quelle dei medici siriani. Il regime, denuncia Msf, sta conducendo una campagna di repressione spietata contro le persone ferite durante le manifestazioni e contro gli operatori sanitari che cercano di aiutarli. <br /> &laquo;<em>Attualmente in Siria i feriti e i medici sono perseguitati e rischiano di essere arrestati o torturati dai servizi di sicurezza</em>&raquo;, dichiara <strong>Marie-Pierre Alli&eacute;</strong>, presidente di Msf. &laquo;<em>La medicina &egrave; utilizzata come arma di persecuzione</em>&raquo;. <br /> <br /> La maggior parte dei feriti non si rivolge agli ospedali pubblici per paura di essere arrestati o torturati. A volte, quando un ferito viene ricoverato, la sua identit&agrave; viene celata dietro un falso nome e il medico fornisce una falsa diagnosi per aiutare il paziente ad eludere i controlli dei servizi di sicurezza, i quali cercano i pazienti con ferite riconducibili alle proteste e alle manifestazioni in atto. <br /> &laquo;<em>&Egrave; essenziale che le autorit&agrave; siriane ristabiliscano la neutralit&agrave; delle strutture medich</em>e&raquo;, prosegue Marie-Pierre Alli&eacute;. &laquo;<em>Gli ospedali devono essere luoghi protetti dove i feriti vengono curati senza discriminazione, al riparo da abusi o torture, e dove i sanitari non rischiano la vita per aver scelto di seguire l&rsquo;etica deontologica della loro professione</em>&raquo;. <br /> <br /> I feriti sono in larga parte curati in strutture mediche clandestine da medici che tentano di portare a termine il loro mandato di fornire assistenza a chi ne ha bisogno. Cliniche mediche sono state improvvisate dentro appartamenti e fattorie. Delle semplici stanze adibite a sale operatorie, conosciute come &ldquo;ospedali mobili&rdquo; vengono utilizzate per gli interventi chirurgici e spostate continuamente per non essere identificate. L&rsquo;igiene e la sterilizzazione sono rudimentali e l&rsquo;anestesia scarseggia. Inoltre,<strong> il mero possesso di farmaci e semplici materiali sanitari, come delle garze, &egrave; considerato un crimine</strong>.<br /> &laquo;<em>I servizi di sicurezza attaccano e distruggono gli ospedali mobili</em>&raquo;, racconta un medico che ha chiesto di rimanere anonimo. &laquo;<em>Fanno irruzione nelle case per cercare farmaci e materiali sanitari</em>&raquo;. <br /> <br /> La sicurezza &egrave; la principale preoccupazione per i medici che lavorano in network paralleli. In un clima di prevalente terrore, le cure mediche devono essere fornite rapidamente perch&eacute; pazienti e medici sono costretti a spostarsi continuamente per non essere trovati. &laquo;<em>Siamo costantemente perseguitati dalle forze di sicurezza</em>&raquo;, spiega un altro medico. &laquo;<em>Molti medici che hanno curato dei feriti nei propri ospedali privati sono stati arrestati e torturati</em>&raquo;. <br /> <strong>I medici clandestini non si arrischiano pi&ugrave; a chiedere scorte di sangue alla Banca Centrale del Sangue,</strong> posta sotto il controllo del Ministero della Difesa, e unica struttura in grado di fornirne. <br /> <br /> Solo una minoranza dei pazienti riesce a trovare rifugio nei paesi vicini dove trovano cure mediche adeguate, sebbene in ritardo. &laquo;<em>Sono stato ferito alla coscia e dei militari mi hanno catturato</em>&raquo;, racconta un paziente curato da Msf. &laquo;<em>Mi hanno colpito alla testa e sulla ferita ma sono riuscito a scappare grazie all&rsquo;aiuto delle persone del quartiere. Sono riuscito a trovare qualcuno che potesse curami, ma non si trattava di un dottore bens&igrave; di un infermiere che non aveva nemmeno dell&rsquo;anestetico</em>&raquo;. <br /> <br /> Al momento, la capacit&agrave; di Msf di fornire soccorso ai siriani che necessitano di cure mediche &egrave; molto limitata. Da mesi l&rsquo;organizzazione <strong>tenta invano di ottenere le autorizzazioni ufficiali per operare in Siria.</strong> Msf sta curando i feriti fuori dal paese e supporta le reti di medici all&rsquo;interno del paese, attraverso la fornitura di medicine, materiali sanitari e kit chirurgici e per le trasfusioni</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 16:30:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117969</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Trenitalia: dopo la débacle al via i rimborsi]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117968</link>
      <description><![CDATA[<p>I clienti che nel periodo dell'emergenza neve hanno rinunciato a viaggiare potranno richiedere, fino al 31 marzo 2012, il rimborso integrale del biglietto non utilizzato. Chi ha acquistato il biglietto in una delle 5.500 agenzie di viaggio partner Trenitalia potr&agrave; rivolgersi direttamente all'agenzia emittente. Informazioni di dettaglio per la presentazione delle richieste di rimborso sono pubblicate sul sito web <a href="http://www.trenitalia.com/">trenitalia.com</a>, nella sezione "Informazioni per chi viaggia".</p>
<p>Per i biglietti cartacei, le richieste di rimborso potranno essere presentate presso qualsiasi biglietteria di Trenitalia o presso l'agenzia di viaggio che ha emesso il biglietto sia prima sia dopo la partenza. Se il biglietto &egrave; stato acquistato in modalit&agrave; ticketless in una agenzia di viaggio, il rimborso potr&agrave; essere richiesto, oltre che nelle biglietterie Trenitalia, all'agenzia che ha emesso il biglietto ma solo prima dell'orario di partenza del treno. Per i biglietti acquistati online (inclusi quelli con ritiro alle self service, non ancora stampati), le richieste possono essere inoltrate al Call Center (89 20 21) o con una e-mail a rimborsi@trenitalia.it, indicando il codice PNR dei biglietti da rimborsare o allegando la ricevuta di pagamento. Identica modalit&agrave; per i ticketless acquistati in agenzia di viaggio, se la richiesta &egrave; presentata dopo l'orario di partenza del treno. La casella di posta elettronica &egrave; stata aumentata di capienza per accogliere in tempo reale le richieste dei clienti ed evitare blocchi.</p>
<p><strong>Oltre al rimborso totale del biglietto a chi ha deciso di non partire, Trenitalia riconoscer&agrave; un'indennit&agrave; ai passeggeri rimasti coinvolti nei ritardi provocati dall'emergenza neve</strong>. <br /> I provvedimenti riguardano i viaggiatori dei treni nazionali, della lunga e media percorrenza, incluse quindi le Frecce AV. Vista l'eccezionalit&agrave; della situazione, Trenitalia ha deciso di andare al di l&agrave; di quanto previsto dalla normativa UE in vigore, che non prevede indennizzi quando i ritardi sono riconducibili a eventi meteo e che stabilisce in ogni caso un indennizzo massimo pari al 50% del biglietto pagato.&nbsp;</p>
<p>Tutti i passeggeri giunti a destino dopo 4 ore dall'arrivo previsto potranno invece ottenere un indennizzo pari al 100% del prezzo del biglietto. Cos&igrave; per i ritardi dai 60 ai 119 minuti sar&agrave; riconosciuta un'indennit&agrave; pari al 25% del prezzo del biglietto, che sale al 50% per ritardi dai 120 ai 239 minuti, e al 100% per ritardi di 240 minuti e oltre. L'indennizzo potr&agrave; essere richiesto trascorsi 20 giorni dalla data del viaggio e fino a 12 mesi successivi, presso le biglietterie di stazione o l'agenzia di viaggio emittente.</p>
<p>Nel frattempo diverse associazioni di consumatori si stanno attrezzando per presentare una class action collettiva contro Trenitalia</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 16:12:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117968</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Allevamenti a rischio, crollano le stalle]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117967</link>
      <description><![CDATA[<p><!-- @font-face {   font-family: "Times New Roman"; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }table.MsoNormalTable { font-size: 10pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; } --> A causa delle abbondanti nevicate di questi giorni &egrave; sempre pi&ugrave; drammatica la situazione della zootecnia da latte nell&rsquo;entroterra marchigiano e romagnolo.</p>
<p>Se prima la situazione era gravissima per la carenza di cibo per gli animali e per la difficolt&agrave; a ritirare il latte dagli allevamenti, ora la situazione &egrave; divenuta veramente drammatica. I tetti delle stalle stanno crollando sotto il peso della neve ed &egrave; in pericolo la vita degli allevatori e degli animali (<span style="text-decoration: underline;">nelle foto</span>). Un intero settore che gi&agrave; non viveva un momento particolarmente favorevole, rischia di scomparire per i gravissimi danni subiti.</p>
<p><strong>Massimo Stronati </strong>presidente di <strong>Confcooperative Marche</strong> e <strong>Patrizia Marcellini</strong> presidente di <strong>Fedagri Marche</strong> lanciano un <strong>appello alle autorit&agrave;</strong> affinch&eacute; nell&rsquo;immediato si intervenga al pi&ugrave; presto per mettere in sicurezza gli allevamenti, la neve sta continuando a cadere, e perch&eacute; nei prossimi giorni si valuti il danno economico subito.</p>
<p>Se gli allevatori riusciranno a salvare la pelle dovranno infatti fare i conti con la perdita di bestiame e con la perdita di prodotto. Gli allevatori stanno anche valutando di sospendere la produzione perch&eacute; in questa situazione i costi sono di gran lunga superiori ai ricavi.<br /> Sul piano finanziario poi secondo i dirigenti di Confcooperative l&rsquo;appello alle istituzioni e alle banche va esteso anche per le altre categorie produttive affinch&eacute; venga posta in essere ogni iniziativa possibile per dilazione le scadenze dei pagamenti.</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 15:56:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117967</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Attenzione alle "Quote bianche"]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117966</link>
      <description><![CDATA[<p>&nbsp; &laquo;Guardiamo con attenzione la proposta del Modavi perch&eacute; le persone con disabilit&agrave; hanno bisogno di una maggiore rappresentanza politica&raquo;, dichiara Giovanna Binetti, presidente dell&rsquo;Ass. Sos Handicap.</p>
<p>&laquo;Le barriere architettoniche, ma anche culturali, rendono la vita difficile, quando non impossibile, a quasi tre milioni di persone in Italia, che equivalgono a circa il cinque per cento della popolazione&raquo;</p>
<p>&laquo;Rimodellare le nostre citt&agrave; a misura di disabile - continua - non &egrave; l'unica missione che possono compiere le persone con disabilit&agrave; impegnate in politica; i disabili non devono rappresentare soltanto i disabili. Attraverso gli occhi delle persone con disabilit&agrave; - conclude Binetti -  la politica potr&agrave; scorgere mille sfaccettature in pi&ugrave; della societ&agrave;&raquo;.<span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 11pt;"> </span></span></p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 15:50:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117966</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Fornero: «Chiusura? Non ancora decisa»]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117965</link>
      <description><![CDATA[<p><strong>Il ministro Elsa Fornero in audizione alla Commistione Affari sociali della Camera </strong>&egrave; intervenuta di nuovo sul tema Agenzia per il terzo settore. &laquo;&Egrave; possibile la chiusura dell'Agenzia volontariato,&raquo;, ha detto, &laquo;<strong>ma la decisione non &egrave; ancora presa.</strong> E non &egrave; detta che si dedida davvero di chiuderla. Comuqnue, se chiudiamo l&rsquo;Agenzia, non riduciamo collaborazione con associazioni Terzo settore e volontariato. Non ci sar&agrave; nessuna diminutio del valore di associazioni di volontariato e Terzo settore&raquo;.</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 15:14:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117965</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[L'automedicazione in un App]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117964</link>
      <description><![CDATA[<p>Il connubio tra tecnologia e salute va a gonfie vele. E arriva anche l'App &ldquo;Automedicazione&rdquo;, gratuita, messa a punto dall'Unione nazionale consumatori in collaborazione con l'Anifa, l'associazione dei produttori di farmaci da automedicazione. La nuova applicazione &egrave; stata presentata a Roma, nel corso della conferenza stampa &ldquo;L'influenza corre sul web&rdquo;.</p>
<p>L'App consente di consultare un elenco dei piccoli malesseri pi&ugrave; diffusi - mettendo a disposizione anche una ricerca per sintomi - e una sezione farmaci in cui &egrave; possibile leggere un elenco di categorie terapeutiche e i corrispondenti principi attivi. Tutto a portata di mano nello schermo del proprio telefonino, ma sempre in sicurezza, grazie alle avvertenze che accompagnano l'App. &nbsp;&nbsp;</p>
<p>&laquo;La salute - spiega Massimiliano Dona, segretario generale dell'Unione nazionale consumatori - &egrave; uno di quegli argomenti sui quali i consumatori vogliono esercitare autonomia di scelta e responsabilit&agrave; decisionale approfittando delle informazioni presenti sulla rete Internet, a condizione che siano affidabili. Per questo motivo &egrave; nata la collaborazione tra la nostra Unione e Anifa per la realizzazione di questa App&raquo;.</p>
<p>&laquo;Come rappresentante delle imprese del settore - aggiunge Stefano Brovelli, presidente Anifa - credo che questa App rappresenti un esempio concreto di quella che, a nostro modo di vedere, deve essere la strada per affrontare correttamente la sfida che Internet pone al tema della salute: occorre favorire e sostenere quelle iniziative di informazione che esplicitano e rendono chiara e trasparente la propria fonte&raquo;. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> &laquo;Abbiamo accolto con entusiasmo questa iniziativa - continua Brovelli - Il nostro obiettivo &egrave; avvicinare il consumatore all'uso di questi farmaci, che si possono acquistare senza ricetta e che sono indicati per il trattamento di sintomi lievi o passeggeri, e che sono contraddistinti da un &ldquo;bollino rosso&rdquo; sulla confezione. Dobbiamo continuare a lavorare in questo senso per dare ai cittadini un numero sempre maggiore di informazioni su questi prodotti&raquo;</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 15:01:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117964</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Convenzione Aja una firma che manca]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117963</link>
      <description><![CDATA[<p>Una ratifica che attende da sei anni. La Convenzione su Tutela e protezione dei minori &egrave; stata firmata all&rsquo;Aja nel 1996 dai Paesi dell&rsquo;Unione europea, infatti, avrebbe dovuto essere ratificata dagli Stati entro il maggio 2010. L&rsquo;Italia, per&ograve; non l&rsquo;ha ancora fatta propria. Parlamentari di diversi schieramenti l&rsquo;hanno richiesto; nel novembre 2010 c&rsquo;era stato un impegno formale del governo a ratificarla&hellip; Ma finora non &egrave; successo nulla.<br /> Specie nell&rsquo;attuale situazione geopolitica e umanitaria dell&rsquo;Africa che colpisce drammaticamente i bambini di quei Paesi, la ratifica rappresenterebbe un passaggio di fondamentale importanza per la tutela dei minori abbandonati, anche per il riconoscimento della kafala, il pi&ugrave; alto e diffuso strumento di protezione dell&rsquo;infanzia negli Stati del Nord Africa.</p>
<p>Il Forum e le 50 associazioni che lo compongono chiedono, in un documento, che il governo operi per arrivare al pi&ugrave; presto alla ratifica della convenzione. Nel documento si sottolinea come il nostro Paese &ldquo;a differenza di tutti i Paesi europei - eccettuata la Grecia - si attarda nel mancato riconoscimento&rdquo; della kafala; senza peraltro, continua il documento &laquo;aver saputo individuare concrete possibilit&agrave; legali, per i minori abbandonati del Nord Africa, di essere accolti in una famiglia italiana&raquo;. <br /> Basti pensare al Marocco, il Paese dei 20 abbandoni al giorno, dove pi&ugrave; di 60mila minori abbandonati vivono senza famiglia e non possono trovare accoglienza in Italia. &ldquo;L&rsquo;impegno del governo non sia lettera morta&rdquo; continua il documento del Forum delle Associazioni familiari. &ldquo;Sono migliaia i minori che vivono in condizioni di abbandono, facendo esperienza di ci&ograve; che non dovrebbero mai sperimentare: la strada, la guerra, la droga, la violenza. Migliaia di bambini che aspettano di poter sperimentare il calore e l&rsquo;affetto che solo la famiglia, secondo le dichiarazioni della Convenzione Onu di New York, pu&ograve; dare&rdquo;.</p>
<p>Il documento si chiude con un appello: &laquo;Che l&rsquo;Italia ratifichi al pi&ugrave; presto la Convenzione. Migliaia di minori non hanno da aspettarsi che fame e mortalit&agrave;: il governo non pu&ograve; aspettare, n&eacute; far aspettare ancora n&eacute; di pi&ugrave;&rdquo;.</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 14:49:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117963</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Barnier lancia lo Statuto europeo]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117962</link>
      <description><![CDATA[<p>Bruxelles - Sono passati quattordici anni dalla nascita di una &lsquo;task force&rsquo; incaricata di promuovere uno statuto europeo per le fondazioni. Quattordici lunghissimi anni durante i quali le fondazioni europee hanno dato vita a una battaglia estenuante per convincere le istituzioni Ue di definire e adottare uno strumento giuridico vitale che faciliterebbe le donazioni transfrontaliere e le attivit&agrave; di una fondazione su scala europea. Dopo tanta attesa, &egrave; giunta la prima svolta.</p>
<p>Oggi infatti la Commissione ha presentato oggi una <strong>proposta di statuto della fondazione europea, in modo da rendere pi&ugrave; facile per le fondazioni sostenere le cause di pubblica utilit&agrave; in tutta l&rsquo;UE</strong>. &ldquo;Dobbiamo sostenere e incoraggiare il mirabile lavoro delle fondazioni a favore dei cittadini europei&rdquo; ha dichiarato il <strong>commissario europeo al Mercato interno, Michel Barnier</strong>. &ldquo;In particolare, occorre eliminare gli ostacoli che frenano le attivit&agrave; transfrontaliere in ambiti come la ricerca, la salute e la cultura. L&rsquo;introduzione di uno statuto europeo ridurr&agrave; costi e incertezze, oltre a offrire alle fondazioni maggiore visibilit&agrave; per promuovere le loro attivit&agrave; e per attirare pi&ugrave; finanziamenti grazie a un marchio europeo&rdquo;.</p>
<p>Secondo una ricercata effettuata nel 2008 dal Max Planck Institute e dall&rsquo;Universit&agrave; di Heildeberg, <strong>in Europa si contano circa 110mila fondazioni</strong>, il che significa una media di quattro fondazioni ogni 10mila abitanti. Queste fondazioni <strong>erogano ogni anno tra 83 e 150 miliardi di euro di finanziamenti</strong> nei settori dei servizi sociali e sanitari, della ricerca e della cultura, oltre il doppio rispetto ai progetti finanziati dalle fondazioni americane. Non solo. Sul fronte occupazione, si calcola che tra 750mila e un <strong>milione di persone lavorano a tempo pieno grazie alle fondazioni</strong>.</p>
<p>&ldquo;Spesso per&ograve; le differenze tra gli ordinamenti giuridici nazionali e i relativi ostacoli rendono le attivit&agrave; transfrontaliere costose e inefficienti&rdquo; ricorda la commissione Ue. &ldquo;Quando decidono di operare all&rsquo;estero, ad esempio, le fondazioni spesso devono investire una parte delle loro risorse in consulenza giuridica al fine di soddisfare i requisiti legali e amministrativi definiti dai vari ordinamenti giuridici nazionali. In questo modo l&rsquo;ammontare dei fondi a disposizione delle fondazioni per realizzare le attivit&agrave; di pubblica utilit&agrave; diminuisce, con il possibile effetto di scoraggiarle dal continuare il proprio lavoro&rdquo;.</p>
<p>La proposta &egrave; intesa a istituire un'unica forma giuridica europea, la &ldquo;fondazione europea&rdquo; (FE), che sarebbe sostanzialmente identica in tutti gli Stati membri. Secondo quanto indicato dalla commissione, solo le fondazioni di pubblica utilit&agrave; riconosciute negli Stati membri in cui hanno sede legale saranno autorizzate a richiedere lo statuto rilasciato dall&rsquo;autorit&agrave; nazionale competente. Tra i requisiti richiesti, una fondazione dovr&agrave; tra l&rsquo;altro &ldquo;dimostrare i propri scopi di pubblica utilit&agrave;, la dimensione transfrontaliera e il possesso di un patrimonio minimo di costituzione pari a 25&nbsp;000 euro&rdquo;. Inoltre, una fondazione &ldquo;pu&ograve; essere costituita ex novo, tramite conversione di una fondazione nazionale oppure tramite la fusione di fondazioni nazionali. La fondazione europea acquisisce personalit&agrave; giuridica al momento della sua registrazione in uno Stato membro&rdquo;.</p>
<p>La proposta di Barnier &egrave; particolarmente significativa perch&eacute; affronta di petto il problema della fiscalit&agrave;, un ostacolo cruciale che tende a favorire le discriminazioni di uno Stato membro nei confronti di una fondazione europea straniera che vuole sviluppare progetti e attivit&agrave; sul suo territorio nazionale. Oggi, una fondazione italiana attiva in Belgio deve ottenere una &lsquo;prova di equivalenza&rsquo; molto costosa per consentire a un donatore belga di trarre gli stessi benefici ottenuti quando versa una donazione a una fondazione belga. Finora i numeri ricorsi effettuati da fondazioni Ue presso la Corte di giustizia europea hanno spesso un esito negativo.</p>
<p>La strada per l&rsquo;adozione dello statuto da parte dell&rsquo;Unione Europea &egrave; ancora e non priva di ostacoli politici. La proposta di Barnier deve ancora essere discussa dal Parlamento europeo e dal Consiglio, dove alcuni Stati membri come la Francia hanno gi&agrave; manifestato la loro perplessit&agrave;.</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:56:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117962</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[A Pescara l'acquisto si fa solidale]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117961</link>
      <description><![CDATA[<p>Risparmiare approfittando dei saldi e in questo modo sostenere un'opera di carit&agrave;. &Egrave; il senso della grande vendita che il negozio di abbigliamento Twenty Fashion Store, in via Marconi n. 81 a Pescara, effettua questa settimana, fino all&rsquo;11 febbraio. Quanti si recheranno nel negozio per approfittare dei saldi invernali, potranno anche sostenere le attivit&agrave; del <strong>Banco Alimentare dell&rsquo;Abruzzo</strong>, realt&agrave; che quotidianamente recupera le eccedenze alimentari per donarle alle associazioni caritative che assistono, in Abruzzo e Molise, poco meno di 40mila poveri.</p>
<p>Cos&igrave;, durante tutta la settimana, <strong>il 20% degli incassi sar&agrave; devoluto al Banco Alimentare dell&rsquo;Abruzzo</strong> dal negozio Twenty Fashion Store, dove &egrave; possibile trovare le marche pi&ugrave; prestigiose.</p>
<p>&laquo;<em>La stima e l&rsquo;amicizia di tante realt&agrave; economiche locali &egrave; il riconoscimento del valore della nostra opera, che da tempo lavora con il mondo profit per aumentare la propria efficacia. Un riconoscimento ancora pi&ugrave; importante in un momento delicato come quello attuale, in cui &egrave; ancora pi&ugrave; doveroso lavorare insieme per massimizzare i risultati. Il nostro grazie sentito, allora, a Twenty Fashion Store, di Aldo Guazzieri, per l&rsquo;idea e la disponibilit&agrave;: invitiamo tutti ad approfittare di questa significativa iniziativa</em>&raquo;, dicono dal Banco Alimentare.</p>
<p>In Abruzzo, Molise e provincia di Foggia il Banco Alimentare dell&rsquo;Abruzzo assiste poco meno di 40mila persone indigenti mediante 232 enti caritativi convenzionati (mense dei poveri, associazioni di volontariato, caritas ecc.), ai quali dona le eccedenze alimentari recuperate dalle imprese agroalimentari, grande distribuzione e Unione Europea.</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 12:56:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117961</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Amnesty: annullare il trasferimento delle comunità beduine]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117960</link>
      <description><![CDATA[<p>Il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak deve annullare il piano militare che prevede il t<strong>rasferimento forzato di circa 2300 beduini della Cisgiordania in un&rsquo;area situata nei pressi della discarica comunale di Gerusalemme</strong>.</p>
<p>&nbsp;E&rsquo; quanto ha dichiarato oggi <a href="http://www.amnesty.it" target="_blank">Amnesty International</a>, pubblicando u<a href="ttp://www.amnesty.it/israele-deve-annullare-il-trasferimento-forzato-delle-comunita-beduine-jahalin" target="_blank">n documento intitolato &lsquo;Stop ai trasferimenti. Israele sta per espellere i beduini dalle loro case per espandere gli insediamenti&rsquo;</a>, in cui chiede l&rsquo;immediata sospensione di tutte le demolizioni all&rsquo;interno delle 20 comunita&rsquo; interessate dal provvedimento.</p>
<p>&nbsp;Le promesse fatte a voce la scorsa settimana dalle autorita&rsquo; militari israeliane, secondo le quali le ordinanze di demolizione nella comunita&rsquo; beduina di Khan al-Ahmar non saranno eseguite, non sono sufficienti, secondo l&rsquo;organizzazione per i diritti umani.</p>
<p><strong>&nbsp;&lsquo;M</strong><strong>igliaia di beduini residenti in alcune delle comunita&rsquo; piu&rsquo; vulnerabili della Cisgiordania rischiano la distruzione delle loro case e dei loro mezzi di sostentamento. Molti di essi sono riconosciuti come rifugiati e alcuni sono stati sfollati piu&rsquo; volte dal 1948</strong>&rsquo; &ndash; ha dichiarato <strong>Ann Harrison</strong>, direttrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. &lsquo;Le autorita&rsquo; israeliane devono garantire il diritto all&rsquo;alloggio adeguato ai residenti delle 20 comunita&rsquo;, cosi&rsquo; come a tutti i palestinesi della Cisgiordania occupata: cio&rsquo; significa proteggerli dagli sgomberi forzati e svolgere consultazioni autentiche con tutte le comunita&rsquo;&rsquo;.</p>
<p>Nel luglio 2011, l&rsquo;Amministrazione civile israeliana aveva informato le agenzie delle Nazioni Unite del piano di sgomberare circa 2300 beduini delle 20 comunita&rsquo; residenti nel distretto di Gerusalemme e trasferirli in un sito collocato a 300 metri dalla discarica comunale.</p>
<p>Le comunita&rsquo; in questione risiedono attualmente nei pressi degli insediamenti illegali della zona di Ma&rsquo;ale Adumim, la maggior parte di esse in aree destinate all&rsquo;espansione degli insediamenti.</p>
<p>Le autorita&rsquo; militari israeliane considerano illegali e prive di licenza di costruzione la maggior parte delle strutture edificate all&rsquo;interno di queste comunita&rsquo;, che si trovano nell&rsquo;area C della Cisgiordania, in cui Israele mantiene il controllo sulla pianificazione edilizia. Nell&rsquo;area C, e&rsquo; quasi impossibile per i palestinesi ottenere il permesso di costruire. Sulla maggior parte delle strutture edificate dalle comunita&rsquo; beduine (case, cucine, latrine all&rsquo;aperto, rifugi per animali e due scuole elementari) pende un&rsquo;ordinanza di demolizione.</p>
<p>&nbsp;Le autorita&rsquo; militari israeliane non hanno consultato i rappresentanti delle comunita&rsquo; beduine sul piano di trasferimento. I rappresentanti delle comunita&rsquo; hanno detto ad Amnesty International di essere contrari al trasferimento, perche&rsquo; sarebbe per loro impossibile mantenere il tradizionale stile di vita se venissero spostati in un&rsquo;area limitata nei pressi della discarica.</p>
<p>&nbsp;Alla fine degli anni Novanta, Israele aveva gia&rsquo; trasferito famiglie beduine nello stesso sito, in strutture abitative collocate anche a soli 150 metri dalla discarica. I beduini hanno dovuto rinunciare al loro modo di vivere, hanno venduto il bestiame a causa della mancanza di terreni da pascolo e sono andati incontri ad alti livelli di disoccupazione. Alcuni sono tornati nelle aree da cui erano stati sfollati.</p>
<p>&nbsp;Secondo il ministero israeliano per la Protezione ambientale, nella discarica arrivano fino a 1100 tonnellate di rifiuti al giorno, in gran parte provenienti da Gerusalemme. Il ministero ha dichiarato che la discarica produce inquinamento dell&rsquo;aria e del suolo, rischia di contaminare l&rsquo;acqua, e&rsquo; recintata in modo inadeguato e puo&rsquo; provocare esplosioni e incendi a causa del gas metano prodotto dalla decomposizione dei rifiuti.</p>
<p>&nbsp;Sebbene il conferimento dei rifiuti alla discarica dovrebbe cessare nel corso dell&rsquo;anno, non e&rsquo; stato definito alcun piano di riqualificazione dell&rsquo;area, col risultato che i rischi ambientali rimarranno probabilmente per anni.</p>
<p>&nbsp;Le autorita&rsquo; israeliane hanno sottolineato che il piano di trasferimento prevedono l&rsquo;allacciamento delle comunita&rsquo; beduine alla rete elettrica e idrica. Non hanno spiegato tuttavia perche&rsquo; questi servizi vengono forniti agli insediamenti illegali e agli avamposti dei coloni nella Cisgiordania e non alle comunita&rsquo; beduine residenti da tempo nella zona.</p>
<p>&nbsp;Le 20 comunita&rsquo; beduine hanno costituito un &lsquo;comitato di protezione&rsquo; per coordinare la risposta al piano di trasferimento. <strong>Il comitato preferirebbe esercitare il diritto internazionalmente riconosciuto al ritorno e fare dunque rientro nelle terre originarie del deserto del Negev, da cui le comunita&rsquo; vennero espulse dalle autorita&rsquo; israeliane negli anni Cinquanta</strong>. In alternativa, il comitato chiede che Israele riconosca il diritto delle comunita&rsquo; a restare dove si trovano attualmente, collegandole alla rete elettrica, idrica e stradale e rimuovendo le limitazioni alla liberta&rsquo; di movimento, a causa delle quali molti beduini sono costretti ad acquistare il foraggio per le pecore e le capre, che prima potevano pascolare, finendo poi per vendere questi animali. Come opzione finale, i beduini sarebbero disponibili a trattare un nuovo trasferimento, se l&rsquo;Amministrazione civile israeliana li trattasse come partner negoziali in condizioni di uguaglianza.</p>
<p>Una settimana fa il generale Eitan Dangot, coordinatore delle attivita&rsquo; del governo nei Territori, ha visitato la comunita&rsquo; di Khan al-Ahmar, In quell&rsquo;occasione, avrebbe promesso che le case e le scuole della comunita&rsquo; non verranno demolite e che i residenti non saranno trasferiti nei pressi della discarica ma in un luogo diverso della Cisgiordania occupata.</p>
<p>&nbsp;Ma per Amnesty International non e&rsquo; abbastanza: &lsquo;<strong>Le autorita&rsquo; militari israeliane stanno mascherando il loro piano, facendolo passare come il modo per fornire ai beduini servizi essenziali come l&rsquo;acqua e l&rsquo;elettricita</strong>&rsquo;. In realta&rsquo;, il trasferimento forzato dei beduini non farebbe altro che perpetuare anni di espropri e discriminazione e potrebbe costituire un crimine di guerra&rsquo; &ndash; ha dichiarato Ann Harrison. &lsquo;Le promesse a voce non bastano a queste comunita&rsquo;. Il ministro israeliano della Difesa deve annullare formalmente questo piano&rsquo;.</p>
<p><strong>Ulteriori informazioni</strong></p>
<p>Secondo l&rsquo;organizzazione israeliana Peace Now,<strong> nel 2011 le costruzioni negli insediamenti illegali israeliani sono aumentate del 20 per cento</strong> e le autorita&rsquo; si avviano a riconoscere 11 nuovi insediamenti, per un totale di 2300 coloni, legalizzando avamposti costruiti senza l&rsquo;autorizzazione del governo.</p>
<p>&nbsp;Sempre nel 2011, <strong>le demolizioni delle abitazioni palestinesi nella Cisgiordania occupata hanno provocato lo sgombero forzato di quasi 1100 persone</strong>, con un aumento dell&rsquo;80 per cento rispetto al 2010 e un totale mai registrato da quando, nel 2005, le Nazioni Unite hanno iniziato a raccogliere i dati in maniera completa. Il 90 per cento delle demolizioni ha interessato comunita&rsquo; vulnerabili di allevatori e contadini nell&rsquo;area C, incluse le comunita&rsquo; beduine jahalin.</p>
<p>Il governo Netanyahu sta cercando di attuare il piano conosciuto come E1 (Est 1), per e<strong>spandere gli insediamenti tra Gerusalemme e Ma&rsquo;ale Adumim</strong>. Oltre la meta&rsquo; delle comunita&rsquo; beduine che dovrebbero essere trasferite vivono nell&rsquo;area interessata dal piano che, se attuato, dividerebbe di fatto il nord della Cisgiordania dal sud.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Leggi il post nel blog 'Le persone e la dignit&agrave;':</p>
<p>&nbsp;<a href="http://lepersoneeladignita.corriere.it/2012/02/08/israele-2300-beduini-saranno-sgomberati-per-ampliare-gli-insediamenti/" target="_blank">'Israele, 2300 beduini saranno sgomberati per ampliare gli insediamenti'</a></p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 12:35:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117960</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Il sostegno a distanza te lo racconto online]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117959</link>
      <description><![CDATA[<p>Il sostegno a distanza raccontato da chi lo fa. &Egrave; l&rsquo;idea alla base di <a href="http://www.adozione-a-distanza.info/">Adoblog &ndash; Adottare a distanza</a>, un sito ideato da <strong>Sos Villaggi dei bambini onlus</strong> per presentare proprio il sostegno a distanza e le diverse realt&agrave; che in Italia lo fanno, dare infomazioni, raccogliere notizie e testimonianza. <br />Un modo diretto per conoscere esperienze, racconti e lasciarsi provocare da chi la scelta di sostenere a distanza un bambino l&rsquo;ha fatta. E trovi storie molto particolari, soprattutto che non ci si aspetta. Come quella di Alice che si presenta con una frase &laquo;<em>&Egrave; vero quello che si dice: fare del bene a un&rsquo;altra persona fa star bene anche noi</em>&raquo;, un concetto che pu&ograve; sembrare scontato se non fosse che a esprimerlo &egrave; una persona che si presenta con cos&igrave;: &laquo;<em>Chi mi conosce lo sa bene. Sono di quanto pi&ugrave; lontano alla compassione e alla sensibilit&agrave; verso chi sta peggio di me. Per carit&agrave;, anche io da piccola scrivevo a Babbo Natale che volevo la pace nel mondo e cibo per chi moriva di fame, ma non era vero. Era chiaramente una piega per fare colpo. Non lascio mai le monetine ai mendicanti per strada, mi innervosiscono. La mia sensibilit&agrave; nei confronti dei problemi dell&rsquo;Africa &egrave; sempre stata sotto i piedi, per dire</em>&raquo;.</p>
<p>Di s&eacute; d&agrave; un&rsquo;immagine pi&ugrave; lontana dalla persona sensibile di cuore insomma eppure a un certo punto ha pensato di &laquo;<em>essere fortunata</em>&raquo; e che &laquo;<em>sarebbe stato bello dare il mio aiuto a un bambino</em>&raquo;. Scrive ancora Alice: &laquo;<em>Arriva sempre il momento in cui si accetta di essere diventati adulti. Non arriva quasi mai ai diciotto anni. Non arriva per forza quando prendi casa da solo o quando inizi ad avere uno stipendio. Non arriva nemmeno con una grande batosta. Accetti di essere diventato adulto quando scegli consapevolmente di prenderti una responsabilit&agrave; che &egrave; solo tua. In questi giorni ho scelto di sostenere un bimbo a distanza. &Egrave; la prima volta che decido di dedicarmi a qualcosa di concreto e ne sono immensamente orgogliosa</em>&raquo;</p>
<p>E da persona razionale Alice ha fatto una ricerca accurata &laquo;<em>sull&rsquo;associazione cui dare fiducia</em>&raquo;. E punto di forza per la scelta &egrave; l&rsquo;adesione alle <strong><em>&ldquo;Linee guida per il sostegno a distanza di minori e giovani&rdquo; </em></strong>emanate dall&rsquo;Agenzia per le onlus.</p>
<p>Raccontare &egrave; importante, infatti, ricorda ancora Alice &laquo;Luogo comune vuole che &ldquo;la beneficenza si fa ma non si dice&rdquo;. Ma perch&eacute; mai? Si deve dire, invece. Perch&eacute; fare del bene &egrave; contagioso e virale, pi&ugrave; di qualsiasi campagna&raquo;. (per leggere la sua storia <a href="http://www.nastenka.it/">qui</a>)</p>
<p>E come lei ci sono altri nel blog che si raccontano, c&rsquo;&egrave; chi &egrave; alla terza adozione a distanza e spiega &laquo;<em>L&rsquo;adozione di un bambino equivale ad evitare un caff&eacute; al giorno al bar pensateci bene, equivale a evitare di comprare il millesimo giocattolo al proprio bambino, equivale inoltre e soprattutto e lo sottolineo ad amare chi e&rsquo; pi&ugrave; debole,chi non pu&ograve; permettersi un tozzo di pane, una visita medica o l&rsquo;istruzione, diritti che nel ns ordinamento sono acquisiti solo con il fatto di vivere (...)</em>&raquo;.</p>
<p>Ma anche chi come &ldquo;zia Janet&rdquo; il bambino sostenuto a distanza a un certo punto l&rsquo;ha conosciuto durante le vacanze che gli ospiti di Villaggi Sos di diversi paesi fanno al Villaggio internazionale estivo di <a href="http://www.sositalia.it">Sos Villaggi dei Bambini</a> a Caldonazzo, nei pressi di Trento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine da Archivio Sos Villaggi dei Bambini</em></p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 12:25:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117959</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Il motore di ricerca sulle barriere architettoniche]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117958</link>
      <description><![CDATA[<p>In Germania, dove &egrave; stata progettata e realizzata, &egrave; gi&agrave; un successo. In Italia, invece, probabilmente per l'ancora scarsa notoriet&agrave;, sono pochi che ne fanno ricorso. Anche per questo l&rsquo;Inail attraverso il suo sito gli sta dando visibilit&agrave;. Eppure <a href="http://wheelmap.org/" target="_blank">Wheelmap.org</a> - una specie di Google map dedicata al mondo di chi &egrave; costretto a muoversi su due ruote: dai disabili, ovviamente, ma anche alle mamme con carrozzina - potrebbe essere un'opportunit&agrave; valida per facilitare gli spostamenti e sapere quali luoghi delle nostre citt&agrave; sono provvisti, o meno, delle opportune strutture per consentire l'accessibilit&agrave; a tutti. A realizzarla &egrave; Sozialhelden e.V., societ&agrave; non profit particolarmente attenta nei confronti delle potenzialit&agrave; legate a un utilizzo intelligente e sensibile del web.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come Wikipedia i contenuti sono inseriti da chi si registra. Allo stesso modo di un altro "baluardo" dell'informazione online, Wikipedia, chiunque si registra - gratuitamente - a Wheelmap.org pu&ograve; segnalare attraverso tre diversi colori il grado di accessibilit&agrave; di qualsiasi luogo: strade, ovviamente, ma anche edifici, musei, uffici, bagni pubblici, ristoranti, discoteche e tutti i luoghi e servizi possibili. Semaforo verde, dunque, per tutte le localit&agrave; raggiungibili senza problemi in sedia a ruote e per i luoghi dove l'ingresso non ha un gradino superiore ai 7cm e che presentano una toilette per gli handicappati. A scendere nella "scala" seguono il colore giallo e, infine, il rosso, l&agrave; dove gli ingressi presentano gradini superiori ai 7cm o le localit&agrave; escludono la circolazione di chi si muove in carrozzina.</p>
<p>Pur disponibile nell'App Store e nell'Android Market con le proprie applicazioni ed essendo presente sia Twitter che su Facebook (dove conta oltre 1.700 amici), questo strumento dalle grandi potenzialit&agrave; - come detto - ha attecchito ancora in modo relativo in Italia dai suoi eventuali fruitori, tant'&egrave; che alcune parti del portale non sono state tradotte interamente nella nostra lingua. Un'esortazione, dunque, a scoprirla e ad aggiornarla nei contenuti.</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 12:18:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117958</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Protezione civile scongelata]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117957</link>
      <description><![CDATA[<p>Dopo la polemica astiosa fra il sindaco Alemanno e il capo della Protezione Civile Gabrielli ieri &egrave; stata la giornata in cui il premier Monti si &egrave; reso conto che forse era il caso di fare il punto su questo nervo scoperto del funzionamento della macchina delle emergenze. Anche perch&eacute; il gelo e la neve non danno tregua.</p>
<ul>
<li>In rassegna stampa anche:</li>
<li><a href="#STATI UNITI">STATI UNITI</a></li>
<li><a href="#GRECIA">GRECIA</a></li>
<li><a href="#ENERGIA">ENERGIA</a></li>
<li><a href="#BIO-SHOPPER">BIO-SHOPPER</a></li>
<li><a href="#VIVISEZIONE">VIVISEZIONE</a></li>
<li><a href="#MIGRANTI">MIGRANTI</a></li>
<li><a href="#CONGEDI PARENTALI">CONGEDI PARENTALI</a></li>
</ul>
<p>&ldquo;Arriva un'altra ondata di gelo. Monti ai ministri: pi&ugrave; impegno&rdquo; segnala il <strong>CORRIERE DELLA SERA</strong> a centro pagina in prima e scrive: &ldquo;Le previsioni del tempo non lasciano spazio all'ottimismo: neve e gelo non allentano la presa sull'Italia. Il picco lo si potrebbe raggiungere tra venerd&igrave; e sabato con temperature ancora pi&ugrave; rigide e ulteriori nevicate anche in pianura. Il premier Mario Monti ha invitato tutti i ministri a un &laquo;impegno pi&ugrave; incisivo sotto il coordinamento della Protezione civile&raquo; per evitare i disagi di questi giorni. Un modo per rispondere all'appello di Gabrielli che sempre ieri aveva denunciato come la Protezione civile &laquo;non sia pi&ugrave; operativa&raquo;. Aumenta di giorno in giorno il conteggio delle persone uccise dall'ondata di gelo. Ieri il bollettino parlava di dieci morti. Le vittime, partendo dal primo di febbraio, sono in tutto 40. Spesso si tratta di anziani colti da malore in casa o mentre spalavano la neve, ma molti sono anche i senzatetto cos&igrave; come camionisti sorpresi dalle bufere in giro per l'Italia&rdquo;. I servizi da pagina 5 a pagina 9. Spiega Virginia Piccolillo: &ldquo;Si &egrave; concluso con un richiamo a tutti (dai ministri, ai sindaci, ai prefetti, fino alle societ&agrave; che gestiscono luce, gas, e strade), ad affrontare il nuovo allarme neve con un impegno &laquo;pi&ugrave; incisivo&raquo; sotto &laquo;il coordinamento della Protezione civile&raquo;, l'incontro tra il premier Mario Monti e il numero uno dell'emergenza, Franco Gabrielli. Nessuno scossone nella gestione del maltempo. N&eacute; l'assegnazione della delega a un sottosegretario ad hoc. N&eacute; il ritorno del Dipartimento al Viminale, come i Vigili del Fuoco. N&eacute; lo spacchettamento delle competenze a met&agrave; con il ministero dell'Economia. Piuttosto un richiamo a una collaborazione pi&ugrave; attenta e coordinata con il Dipartimento, diretta a &laquo;tutte le strutture del governo del territorio e delle imprese di gestione dei pubblici servizi, al fine di tutelare la pubblica e privata incolumit&agrave;&raquo;, ha fatto sapere una nota della presidenza del Consiglio. Un'implicita riconferma della fiducia in Gabrielli che ieri era giunto a paventare le dimissioni&rdquo;. Ma che cosa &egrave; successo alla Protezione Civile? &ldquo;Quei pochi articoli che hanno riportato la Protezione civile ai tempi dei Savoia&rdquo; scrive Alessandra Arachi sempre a pagina 5: &ldquo;senza la proclamazione di stato di emergenza non &egrave; stato possibile attivare alcun coordinamento nazionale di protezione civile. Un po' un cane che si morde la coda, di questa legge 10 che ha messo mano soltanto alla legge 225 del 1992 (quella che istitu&igrave; la Protezione civile) senza toccare minimamente quell'altra legge, la 401, quella che nel 2001 riorganizz&ograve; la protezione civile. Con quella legge venne abolita l'Agenzia di Protezione civile (istituita appena due anni prima dalla legge 300) e venne introdotto quel comma (il comma 5 dell'articolo 5 bis) che tanto ha fatto parlare in questi mesi: i grandi eventi nelle mani dirette della Protezione civile. &Egrave; rimasto intatto&rdquo;.&nbsp;A pagina 6 l&rsquo;allarme gas, mentre le pagine 8 e 9 sono dedicate al gelo e alla neve. E non annunciano niente di buono: &ldquo;Resiste il Burian, il vento siberiano, e irrompe il&nbsp;blizzard, la tormenta di neve fine e gelata in arrivo dai paesi Baltici &ndash; scrive Andrea Pasqualetto -. Nessuna tregua, dunque, per gli esperti. Le previsioni sono dall'Istituto di biometeorologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e dai tecnici del sito &laquo;ilmeteo.it&raquo; che vedono un'Italia stretta nella morsa del freddo polare ancora per una decina di giorni. &laquo;Potremmo superare il record storico del febbraio del 1956, ci manca una settimana di neve&raquo;, azzarda Massimiliano Pasqui, il ricercatore che al Cnr segue giorno per giorno l'evoluzione delle perturbazioni colpevoli di aver fatto precipitare l'Italia sottozero come ai tempi di Napoleone&rdquo;. Allucinante il diario dalla tormenta di Valerio Ippoliti, operatore sociosanitario all&rsquo;ospedale di Avezzano, pensieri raccolti da Fabrizio Caccia.</p>
<p><strong>LA REPUBBLICA</strong> titola su &ldquo;Protezione civile, pi&ugrave; soldi e poteri&rdquo;. Il servizio all'interno: &laquo;Un'ora e mezza per ottenere la fiducia del premier e pure una promessa di cambiamento: &ldquo;Stiamo cercando una strada legislativa e nuovi finanziamenti per ridare forza alla Protezione civile, oggi la struttura non funziona&rdquo;&raquo;. Sar&agrave; dunque rivista la legge 10, firmata nel febbraio 2011 da Giulio Tremonti. Il prefetto Franco Gabrielli ieri sera &egrave; stato congedato dal presidente del Consiglio con una stima rinnovata e due richieste: basta con le polemiche pubbliche e poi &laquo;affrontiamo con un impegno pi&ugrave; incisivo la nuova settimana di emergenza maltempo&raquo;. Gabrielli guider&agrave; un tavolo con tutte le istituzioni e le aziende di servizio (domani un comitato straordinario a Palazzo Chigi). &laquo;Siamo un Tir con il motore di una 500&raquo;, aveva detto al mattino nell'audizione in Senato. Monti ha chiesto al viceministro Grilli risorse per finanziare gli interventi immediati e ha dato indicazioni di dettaglio sul futuro della struttura: strumenti legislativi per togliere i freni burocratici e autorizzativi, ma non si torner&agrave; mai pi&ugrave; a una gestione &laquo;straordinaria e derogatoria&raquo;. In appoggio un dossier su conti e problemi, in particolare sulla prevenzione questa sconosciuta... Bilancio ridotto da Tremonti (tagli del 10%), lentezza nell'intervento e nel coordinamento, ma anche sprechi e inchieste: in 8 anni, sono stati usati pi&ugrave; di 10 miliardi e sono numerose le inchieste che hanno svelato come la Protezione civile fosse al centro di un sistema di corruzione pubblico-privato. L'emergenza per&ograve; non &egrave; finita: previste altre nevicate ed ecco che LA REPUBBLICA spiega ai suoi lettori i dieci errori...: l'allerta non sempre chiara; la debacle della capitale; il piano neve delle Ferrovie che &egrave; naufragato su piccoli dettagli; interventi non efficaci sulle strade; il nodo autostradale; 12680 forniture ieri&nbsp;senza elettricit&agrave;; ancora ieri 40mila famiglie senza acqua (tubi in ghisa grigia, un materiale che si spacca con il freddo); enti locali che non hanno chiesto lo stato d'emergenza (perch&eacute; ora sono loro a dover tirar fuori i soldi per gli interventi urgenti, aumentando tributi); anche l'esercito in difficolt&agrave;; senza catene le auto delle aziende strategiche, anche della Polizia...</p>
<p><strong>IL GIORNALE</strong> dedica una doppia pagina a gelo e neve in cui si parla anche di Protezione civile. Enza Cusmai firma &ldquo;Gli ospedali sono a corto di sangue. E Alemanno: il nord contro Roma&rdquo;. A lato il commento di Lodovico Festa che titola &ldquo;Almeno Bertolaso ci metteva la faccia&rdquo;. &laquo;Al di l&agrave; delle responsabilit&agrave; e delle polemiche tra le singole istituzioni, &egrave; evidente come la Protezione civile che solo qualche anno fa fu protagonista di interventi rapidi ed efficaci, oggi sia burocratizzata&raquo;.</p>
<p>La grande foto della rampa d&rsquo;accesso all&rsquo;autostrada A24 completamente innevata domina la prima pagina del <strong>MANIFESTO</strong> dal titolo &ldquo;Discesa libera&rdquo;. Il sommario punta decisamente sulle denunce di Gabrielli: &ldquo;&laquo;I tagli di Berlusconi ci hanno bloccato&raquo;. Diretta e pesante la denuncia del capo della Protezione civile Gabrielli: &laquo;Costretti a lavorare con i mezzi messi a disposizione dalle amministrazioni&raquo;. Le bufere di neve mettono a nudo la fragilit&agrave; dell'Italia. Ieri altri dieci morti, i Comuni non dovranno pagare i militari&rdquo;. In prima del MANIFESTO anche l&rsquo;editoriale di Guglielmo Ragozzino &ldquo;Sconfitte su sconfitte&rdquo; dedica alcune riflessioni alla Prociv &laquo;Il fine settimana sar&agrave; gelido. Siamo stati tutti avvertiti e dobbiamo fare del nostro meglio. La Protezione civile conta su 800mila persone; essa sola ha strutture di comando e mezzi e capacit&agrave; di intervento. Occorrono soldi, ma la prevenzione pu&ograve; far risparmiare al paese vite umane e disastri (...) &nbsp;La Protezione civile durante il vecchio governo &egrave; stata, quanto a vertici, un crogiolo di malaffare, tra feste patronali, sprechi cortigiani e tentata societ&agrave; per azioni. &Egrave; comunque l&rsquo;unico strumento che abbiamo e dobbiamo aiutarla a funzionare (...)&raquo;. Due i richiami che fanno un affondo sul tema di apertura: &ldquo;La conversione ecologica necessaria&rdquo; e &ldquo;L&rsquo;emergenza svela i nostri limiti&rdquo; che ha per occhiello &ldquo;Il Belpaese in frantumi&rdquo;. Se l&rsquo;apertura di pagina 2 &egrave; &ldquo;Gelo, allarme per il weekend&rdquo; a pagina 3 il titolo &egrave; per la Protezione civile &ldquo;Tutti i poteri di Bertolaso&rdquo; e l&rsquo;articolo si apre con l&rsquo;immagine usata da Gabrielli per descrivere la situazione attuale della Prociv &laquo;Un Tir col motore di una Cinquecento&raquo;. Nell&rsquo;articolo si spiega che il governo &laquo;(...) sembra al momento intenzionato ad affrontare solo il nodo &ndash; anzi, la palla al piede &ndash; della legge 10/2011, quella che Tremonti us&ograve; come un gioco da illusionista per dissimulare la sua impotenza contro la legge &ldquo;Grandi eventi&rdquo; (401/2001), la vera responsabile dell&rsquo;era Berlusconi (...)&raquo;.</p>
<p>Del tema protezione civile <strong>IL SOLE 24 ORE</strong> si occupa a pagina 5: &ldquo;Piano neve, in campo il Governo": &laquo;D'ora innanzi nessun responsabile di governo potr&agrave; chiamarsi fuori o ignorare le proprie competenze e responsabilit&agrave;. Non ci sono allusioni, ma il caos sopraggiunto non ammetteva altre esitazioni. Senza trascurare un dettaglio finale: quelli in programma contro l'emergenza maltempo sono impegni e attivit&agrave; da svolgere &laquo;nel quadro del coordinamento esercitato dal Dipartimento della Protezione civile&raquo;. Fine (si spera) dei giochi, delle polemiche, dei rimpalli e delle accuse mentre neve e ghiaccio sono ancora in gran parte dell'Italia e anzi incombono di nuovo minacciose.&nbsp;L'incontro tra Monti e Gabrielli si &egrave; svolto insieme al ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, il viceministro all'Economia Vittorio Grilli, il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Antonio Catrical&agrave;. Il prefetto ha illustrato &laquo;un'ampia relazione&raquo; sulla situazione in corso, spiega la nota di palazzo Chigi. La riunione ristretta &egrave; servita a mettere a punto proprio le coordinate pi&ugrave; operative, nell'immediato, vista anche la presenza del ministro dell'Interno con le sue prefetture sul territorio. L'interazione con il dicastero dell'Economia, invece, ha un ruolo diverso, altrettanto fondamentale: assicurare la garanzia e la copertura finanziaria in caso di intervento diretto, e non solo di coordinamento, della Protezione. &Egrave; la trappola pi&ugrave; volte denunciata da Gabrielli. Per forza: ogni sua ordinanza, per decisione dell'allora ministro dell'Economia Giulio Tremonti, deve avere l'ok del Tesoro e il visto della Corte dei conti per essere operativa. Ieri, invece, in un colpo solo Gabrielli ha incassato copertura economica e soprattutto politica. Al massimo livello.&nbsp;Ci&ograve; non significa che va esclusa una riforma dell'attuale assetto della Protezione civile (si veda Il Sole Ore di ieri). Non sar&agrave; fatta, ha confermato palazzo Chigi, sull'onda di un'emergenza ancora in corso. Il tema per&ograve; &egrave; aperto, anzi: la riunione di ieri prima del Consiglio sancisce la sospensione della procedura di verifica e revisione dell'assetto istituzionale. La neve certo ha fatto emergere anche i problemi richiamati da Gabrielli&raquo;.</p>
<p>Freddo e lavoro sono i temi che aprono la prima dell&rsquo;<strong>AVVENIRE</strong> che titola &ldquo;Un&rsquo;Italia in bianco e nero&rdquo; e nel catenaccio riunisce i temi: &ldquo;Neve, grave emergenza a Sud. Lavoro, nel 2011 scovati 118mila irregolari&rdquo; &nbsp;e su questi due binari anche i richiami. Alla situazione della Protezione civile &egrave; dedicata pagina 5 che con la 4, la 6 e la 7 sono dedicate al &ldquo;Generale inverno&rdquo;. Nel sommario si spiega &ldquo;Lungo incontri a palazzo Chigi tra il premier e il prefetto che al Senato si era detto pronto alle dimissioni dopo le critiche dei giorni scorsi. Confermati poteri e assicurati anche ulteriori fondi per affrontare la forte perturbazione prevista nel prossimo fine settimana&rdquo; in un box in falsa apertura la posizione del volontariato &laquo;Nessun fango sulla protezione civile&raquo; &egrave; il titolo per spiegare la posizione della Consulta nazionale del volontariato che &laquo;scende in campo in difesa della Protezione civile nella polemica lanciata dal sindaco Alemanno (...)&raquo; L&rsquo;apertura &egrave; invece incentrata sull&rsquo;arrivo di una seconda emergenza e nel catenaccio si legge: &ldquo;Monti rinnova fiducia a Gabrielli: &laquo;La Protezione civile coordini, i ministeri collaborino&raquo;&rdquo; e nell&rsquo;articolo: &laquo;(...) Basta polemiche e lavorare tutti. Alla Protezione civile nazionale Monti assicura, quindi, una copertura politica e economica. (...) &Egrave; dunque anche un&rsquo;indiretta conferma della permanenza del Dipartimento sotto la Presidenza del Consiglio, bloccando voci che ipotizzavano un passaggio al Viminale (...)&raquo;. A pi&egrave; di pagina trova posto anche un&rsquo;altra polemica: &laquo;L&rsquo;Esercito non chiede soldi alle citt&agrave;&raquo; e il sommario spiega: &ldquo;La Difesa replica alle proteste di alcune amministrazioni: mai pretesi contributi&rdquo;.</p>
<p>&ldquo;Gabrielli: non &egrave; pi&ugrave; operativa&rdquo;. Il giudizio sulla condizione della Protezione Civile pronunciato dal suo stesso capo, il prefetto Franco Gabrielli, non &egrave; dei pi&ugrave; rassicuranti. <strong>LA STAMPA</strong> dedica le pagine 2 e 3 alla condizione quanto mai precaria dell&rsquo;ente, messo a dura prova dall&rsquo;ondata di gelo e maltempo. Chiarissimo lo schema che mette a confronto le due diverse Protezioni civili, quella dell&rsquo;epoca Bertolaso (che &ldquo;aveva praticamente carta bianca su qualunque iter burocratico riguardasse l&rsquo;emergenza; poteva dichiarare autonomamente lo stato d&rsquo;emergenza di una particolare zona; poteva spendere risorse senza gare d&rsquo;appalto e a coprire le spese ci pensava poi il ministero dell&rsquo;Economia&rdquo;) e quella riformata dalla legge 10 del 2011, e gestita oggi da Gabrielli: che non pu&ograve; effettuare interventi senza la previa autorizzazione&nbsp; del ministero dell&rsquo;Economia e della Corte dei conti; per le risorse pu&ograve; solo attingere&nbsp; al proprio fondo di 5 milioni di euro; lo stato d&rsquo;emergenza pu&ograve; essere dichiarato solo dalle Regioni. L&rsquo;audizione di Gabrielli ieri al Senato, e i contatti ripetuti con Monti hanno delineato una linea comune: usciamo dall&rsquo;emergenza gelo, e poi pensiamo a una riforma della Protezione Civile che le restituisca la possibilit&agrave; di agire in modo efficace.<br /> &nbsp;&nbsp;<br /> <strong><em>E inoltre sui giornali di oggi:</em></strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a name="STATI UNITI"></a>STATI UNITI</span><br /> <strong>LA REPUBBLICA</strong> - Rick Santorum conquista tre primarie del Midwest, Minnesota, Missouri e Colorado, con maggioranze assolute e pi&ugrave; del doppio di Mitt Romney. Santorum, l'italo-americano dalle posizioni intransigenti sui temi valoriali, il cattolico antiabortista e anti-gay, ha fatto il pieno di consensi nella base repubblicana legata alle chiese fondamentaliste. La gara selezionare il candidato che sfider&agrave; Barack Obama a novembre torna pi&ugrave; incerta che mai.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a name="GRECIA"></a>GRECIA</span><br /> <strong>MANIFESTO</strong> &ndash; Piccolo richiamo in prima pagina per la situazione greca &ldquo;&Egrave; sciopero generale, ma la troika &egrave; accontentata&rdquo;. Riassume il richiamo: &laquo;La piazza di Atene sfida gelo e pioggia contro i tagli imposti da Bce, Fmi e Ue: 15mila licenziamenti, contratti aziendali al posto dei collettivi, massacro delle pensioni integrative accanto a nuove misure da 3,2 miliardi. Il premier Papadimos china la testa per ottenere il secondo maxi prestito. Domenica il parlamento si prepara a votare il secondo Memorandum&raquo;. Al tema &ldquo;Eurocrack&rdquo; &egrave; dedicata tutta la pagina 5 che si apre con &ldquo;La Grecia fatta a fette resta in piazza&rdquo;, viene annunciato in un box un presidio in programma oggi all&rsquo;ambasciata greca, mentre la spalla &egrave; dedicata alla Fed americana il titolo &egrave; un&rsquo;affermazione di Bernanke &laquo;Di tutto per evitare il contagio europeo&raquo;. Mentre un ampio box a pi&egrave; di pagina &egrave; dedicato, come recita l&rsquo;occhiello &ldquo;Bruxelles, sussulti e grida per Atene&rdquo; mentre il titolo &egrave;: &ldquo;&laquo;Kommissar&raquo; o &laquo;conto bloccato&raquo;, la tutela Ue&rdquo; e nell&rsquo;articolo si legge &laquo;(...) visto che l&rsquo;idea del kommissar con poteri di veto sulle decisioni governative di Atene non era passata e aveva suscitato reazioni molto negative in Grecia, hanno tirato fuori l&rsquo;ipotesi del &ldquo;conto bloccato&rdquo;. Per essere sicuri che la Grecia non spender&agrave; i soldi che le vengono accordati con il piano aiuti e che restituir&agrave; i debiti (...)&raquo;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a name="ENERGIA"></a>ENERGIA</span><br /> <strong>IL GIORNALE</strong> &nbsp;- Ironico il commento di Franco Battaglia sul caos gas. Inequivocabile il titolo &ldquo;E adesso scaldatevi e accendete la luce con il fotovoltaico&rdquo;. &laquo;I Verdi ci hanno fatto spendere 70 miliardi in pannelli solari anzich&eacute; 4 per il nucleare. Ora lo vadano a spiegare a chi muore di freddo&raquo;.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a name="BIO-SHOPPER"></a>BIO-SHOPPER</span><br /> <strong>ITALIA OGGI </strong>&ndash; Il quotidiano giallo dedica un&rsquo;intervista (&ldquo;No al monopolio dei mais shopper&rdquo;) in una pagina redazionale e quindi a pagamento a Vincenzo Pepe presidente del neonato comitato delle plastiche e leader di Fare Ambiente, un a dei soggetti che in queste settimane hanno con pi&ugrave; vigore osteggiato il varo dei regolamenti sui bio-shopper. Perch&eacute; &egrave; nato il comitato, chiede l&rsquo;intervistatore? &laquo;...Quello che a noi preme &egrave; che non vengano destinate enormi risorse agricole alla fabbricazione della plastica e che venga esteso l&rsquo;obbligo dell&rsquo;ecocompatibilit&agrave; a tutte le plastiche...Ogni shopper contiene 7,5 grammi di mais e l&rsquo;anno scorso in Italia ne abbiamo consumati 25 miliardi. Sono previste quasi 190mila tonnellate di tale alimento per fabbricare buste ogni anno. Una follia, una cosa assolutamente non ecosostenibile&raquo;. E il compost? Ancora Pepe: &laquo;...Una norma che riconosca come biodegradabili i soli prodotti che al contempo siano anche compostabili come nel caso degli shopper derivati dal mais rischierebbe di mettere uno stop a tutto (ovvero all&rsquo;allargamento dell&rsquo;obbligo di ecosostenibilit&agrave; anche alle plastiche non da supermercato, ndr.).&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a name="VIVISEZIONE"></a>VIVISEZIONE</span><br /> <strong>CORRIERE DELLA SERA</strong> &ndash; &ldquo;&laquo;Stop alla vivisezione&raquo; Pronta la legge lombarda&rdquo; scrive Paola D&rsquo;Amico a pagina 28: &ldquo;Il cerchio attorno a &laquo;Green Hill&raquo; si stringe. La Lombardia spinge sull'acceleratore e, in attesa che la norma contro l'apertura di allevamenti di animali da destinare alla vivisezione completi l'iter legislativo, prepara un proprio progetto di legge. Un dispositivo di soli tre articoli, che prevedono il divieto di &laquo;allevare cani, gatti e primati non umani per fini di sperimentazione sul territorio della Regione&raquo;, sanzioni da 50 mila a 150 mila euro ai trasgressori e l'entrata in vigore il giorno successivo alla pubblicazione sul Bollettino ufficiale. Tradotto: giorni contati per l'allevamento di propriet&agrave; della multinazionale Marshall a Montichiari, nel bresciano, da dove ogni mese 250 cuccioli di beagle vengono trasferiti, diretti a laboratori di vivisezione, anche italiani&rdquo;.&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a name="MIGRANTI"></a>MIGRANTI</span><br /> <strong>AVVENIRE </strong>&nbsp;- Richiamo in prima pagina e spazio a pagina 3 per l&rsquo;inchiesta di Paolo Lambruschi &ldquo;La tratta del Sinai: ora si muovono anche le Nazioni Unite&rdquo;. Nel sommario &ldquo;Dall&rsquo;Acnur conferme anche al fatto che alcuni giovani fuggiti dall&rsquo;Asmara sono stati uccisi per prelevarne gli organi da vendere sul mercato nero Un turpe giro d&rsquo;affari da milioni di dollari che non pu&ograve; essere gestito soltanto dalle trib&ugrave; del deserto&rdquo;, come spiega poi il catenaccio &ldquo;Raccolte le prove: nei rapimenti degli esuli la complicit&agrave; di funzionari di Sudan ed Eritrea&rdquo;. Si legge nell&rsquo;articolo di apertura: &laquo;Finalmente una breccia nel muro di indifferenza che circonda i sequestri di migliaia eritrei nel Sinai e il colossale mercato di esseri umani connesso. La svolta con l&rsquo;ammissione delle Nazioni Unite, le quali hanno dichiarato che il traffico esiste e comincia in Sudan, attorno ai campi dell&rsquo;Alto commissariato per i rifugiati, a Shagarab, a opera dei nomadi Rashaida, per finire nel deserto di Dio a opera di predoni beduini. E per la prima volta l&rsquo;Onu e alcune Ong confermano l&rsquo;esistenza di una spietata rete criminale internazionale che rapisce i profughi in Sudan e li porta in Egitto dopo una compravendita da tratta ottocentesca di schiavi, (...)&raquo;. Una cartina mostra il percorso di questa tratta, mentre un articolo a pi&egrave; di pagina &egrave; dedicato a &ldquo;L&rsquo;Egitto continua a espellere chi ha diritto all&rsquo;asilo&rdquo;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a name="CONGEDI PARENTALI"></a>CONGEDI PARENTALI</span><br /> <strong>IL SOLE 24 ORE</strong> - &ldquo;Sui congedi parentali al maschile il Piemonte lancia piano apripista": &laquo;Pi&ugrave; congedi parentali al maschile per sviluppare l'occupazione (anche quella femminile). Le Regioni ci credono a cominciare dal Piemonte. La sperimentazione &egrave; andata bene, tanto che l'amministrazione regionale ci riprova con un nuovo bando, un'iniziativa promossa dalla consigliera di parit&agrave; e destinata a incentivare i padri affinch&eacute; usufruiscano del congedo parentale, con un assegno da 400 euro mensili, nell'arco del primo anno di vita dei loro bambini. Assegno che sale a 450 a partire dal quarto mese di congedo. &laquo;I primi risultati del bando aperto da maggio scorso &ndash; spiega l'assessore regionale al Bilancio e Pari opportunit&agrave; del Piemonte, Giovanna Quaglia &ndash; sono stati soddisfacenti: fino ad ora, pi&ugrave; di 50 lavoratori (neo pap&agrave;) hanno deciso di dedicarsi per alcuni mesi al proprio figlio, usufruendo del contributo e consentendo alla mamma di rientrare al lavoro&raquo;.&nbsp;Quella del Piemonte &egrave; una delle iniziative avviate dalle Regioni grazie ai fondi &ndash; 40 milioni di euro ripartiti poi sul territorio &ndash; messi a disposizione dal Dipartimento Pari opportunit&agrave; presso la Presidenza del Consiglio dei ministri a &laquo;sostegno di interventi per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro&raquo;, con un'intesa che risale al 2010. Ma &egrave; l'unica, in realt&agrave;, diretta ai padri, con lo slogan "Missione possibile" e con l'obiettivo di incrementare il numero di lavoratori maschi che decidono di usufruire del periodo di congedo parentale, retribuito in Italia al 30 per cento, come previsto dalla legge 53/2000. &nbsp;Il numero di uomini che ne fa richiesta, in Italia, resta molto basso: secondo i dati Inps relativi al 2010, su un totale di 286.352 lavoratori dipendenti del settore privato, poco meno del 10% sono pap&agrave;. In soldoni, 27.848 dipendenti, un terzo dei quali concentrati in Lombardia (4.623) e nel Lazio (5.110)&raquo;.</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 12:03:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117957</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[La guerra tra Dilma e le ong]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117956</link>
      <description><![CDATA[<p>&Egrave; iniziato nel peggiore del modo il 2012 per la conservazione della biodiversit&agrave; amazzonica e delle foreste brasiliane. Il governo della presidente brasiliana Dilma Rousseff sembra infatti aver cambiato rotta nella gestione della lotta al disboscamento in Amazzonia. Di questo almeno</p>
<p>sembra essere convinto un numero crescente di analisti, a cominciare dal corrispondente del New York Times, Alexei Barrionuevo, e non pi&ugrave; solo attivisti, ong e comunit&agrave; indigene, le prime a soffrire a causa della &ldquo;visione produttiva&rdquo; dell&rsquo;esecutivo brasiliano rispetto al pi&ugrave; grande polmone verde del pianeta. Non bastasse, infatti, il grande interesse di governo verde-oro e multinazionali per il &ldquo;business etanolo&rdquo; &ndash; in sostanza ottenere carburanti dalla canna da zucchero, la cui produzione viene aumentata, nel Paese del samba come nel resto del mondo &ldquo;ad influenza brasiliana&rdquo;, sottraendo spazio alla foreste &ndash;, il 2012 &egrave; iniziato con l&rsquo;adozione di una legge, la 558/12</p>
<p>firmata da Dilma, che persino il prestigioso quotidiano statunitense, solitamente assai tenero con Brasilia, ha denunciato. La misura, aspramente criticata anche da WWF Brasil e Greenpeace, stravolge geograficamente la tutela del verde, restringendo i confini di almeno tre parchi nazionali all&rsquo;interno della foresta amazzonica che sinora erano stati preservati, almeno in teoria, &ldquo;ex lege&rdquo;. La 558/2012, insomma, favorisce il disboscamento illegale. Alla base della legge, pubblicata gi&agrave; in Gazzetta Ufficiale, c&rsquo;&egrave; un motivo assai concreto e poco &ldquo;ideale&rdquo;: la costruzione di due centrali idroelettriche &ldquo;monster&rdquo; sul fiume Tapajos, affluente del Rio delle Amazzoni, quelle di Sao Luiz e di Jatob&aacute;. Per Carlos Rittl, coordinatore del programma Cambiamenti climatici ed Energia di WWF Brasil, a questi progetti &laquo;esistono alternative e potenzialit&agrave; concrete, ma manca la volont&agrave; politica&raquo;.</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 11:58:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117956</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Un altro disastro ambientale]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117955</link>
      <description><![CDATA[<p><strong>Nel Delta del Niger si &egrave; verificato l&rsquo;ennesimo disastro ambientale e questa volta a doverne rendere contro &egrave; la Chevron.</strong> Lo segnala <a href="http://www.amnesty.it" target="_blank">Amnesty International</a>, sulle pagine del <a href="http://www.iopretendodignita.it" target="_blank">sito "Io pretendo dignit&agrave;"</a>.</p>
<p>&laquo;Il 16 gennaio scorso&raquo;, si legge nella nota, &laquo;un incendio &egrave; scoppiato sulla piattaforma  petrolifera offshore K.S. Endeavor, di propriet&agrave; della Fode Drilling  Nigeria Limited, controllata della Chevron Corporation, a 10 chilometri  al largo delle coste nigeriane.</p>
<p>La Coalizione nazionale sul gas flaring e le fuoriuscite di petrolio  nel Delta del Niger (Nacgond), composta da diverse associazioni locali  tra cui il Movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni (Mosop) e dal  <a href="http://www.iopretendodignita.it/node/1029">Centro per l&rsquo;ambiente, i diritti umani e lo sviluppo (Cehrd)</a>, che conosciamo bene, hanno chiesto alla Chevron e al <strong>governo nigeriano di rispondere del disastro.</strong></p>
<p><strong>&nbsp;</strong>In una visita del 24 gennaio, la Coalizione ha rilevato che le <strong>acque dell&rsquo;oceano e le comunit&agrave; che vivono nella zona stanno subendo le conseguenze negative dell&rsquo;esplosion</strong>e. In particolare hanno riscontrato fluidi tossici che stanno <strong>uccidendo molti pesci, </strong>mentre cresce la preoccupazione per le persone che mangeranno il pesce contaminato.&nbsp;&nbsp;</p>
<p>Questo&nbsp;nuovo disastro segue quello di fine anno, quando una macchia  di petrolio ha invaso la costa del Golfo di Guinea, a circa 120  chilometri al largo del Delta del Niger, a causa di un guasto in un  impianto della Shell.</p>
<p><strong>Quanto accaduto -</strong> conclude Amnesty<strong> - ci spinge a chiedere con pi&ugrave; forza al governo  nigeriano che sia posta in essere una regolamentazione per le attivit&agrave;  estrattive davvero efficace</strong>&raquo;.</p>
<p><strong><a href="http://www.amnesty.it/delta_del_Niger_deve_essere_bonificato">L'appello da firmare<br /></a></strong></p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 11:46:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117955</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Provincia di Roma, record del “porta a porta”]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117954</link>
      <description><![CDATA[<p>&raquo;Come presidente tre anni fa mi sono posto l'obiettivo di passare da 25.000 a 1 milione di cittadini raggiunti dal &lsquo;porta a porta&rsquo; in quattro anni. Se in questi quattro anni tutti avessero fatto cos&igrave; forse non saremmo ancora qui a discutere della seconda discarica&raquo;. Cos&igrave; il presidente della <strong>Provincia di Roma Nicola Zingaretti che ha snocciolato le cifre del successo dell&rsquo;iniziativa</strong> nei comuni che si trovano fuori la capitale.</p>
<p>In tre anni e mezzo, in provincia di Roma, i cittadini coinvolti nella raccolta differenziata porta a porta <strong>sono passati da 25.000 a 925.000</strong>, ma sono stati siglati accordi in totale con 69 Comuni sui 120 del territori. Consistente a questo proposito l&rsquo;investimento dell&rsquo;amministrazione provinciale: <strong>pi&ugrave; di 27,1 milioni di euro totali.</strong></p>
<p>Importante, nell&rsquo;ambito del porta a porta, la raccolta dell&rsquo;umido. &laquo;Ogni anno, nella provincia di Roma, si producono in media <strong>100 chili di rifiuti organici per abitante.</strong> Facendo un rapido calcolo e moltiplicando questa quantit&agrave; per un milione di cittadini serviti dal porta a porta, si capisce quanto sia importante questo sistema&rdquo;, ha spiegato l&rsquo;assessore provinciale all&rsquo;Ambiente Michele Civita.</p>
<p>&laquo;&Egrave; importante <strong>chiudere il ciclo con gli impianti di compostaggio. </strong>La Provincia ne ha gi&agrave; finanziati quattro: Anguillara Sabazia, Velletri, Gallicano e della Comunit&agrave; montana, per un investimento totale di 3,4 milioni di euro&raquo;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 11:46:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117954</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Rinviati a giudizio dirigenti Enel]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117952</link>
      <description><![CDATA[<p>Sono stati rinviati a giudizio, dal Gup di Rovigo, alcuni esponenti di primo piano di Enel, legati all'inchiesta che ha coinvolto la <strong>centrale di Porto Tolle </strong>(Rovigo), per "omissione dolosa di cautele contro disastri e infortuni sul lavoro, in concorso". Il rinvio a giudizio riguarda i vertici della centrale in servizio tra il 1998 ed il 2009. Tra i nomi spiccano quello dell'Amministratore Delegato, Fulvio Conti e quelli degli ex Franco Tat&ograve; e Paolo Scaroni assieme ad altre sette persone tra funzionari Enel ed ex direttori della centrale polesana.</p>
<p>Secondo la Procura rodigina gli imputati, &laquo;ciascuno limitatamente ai  periodi di rispettiva competenza&raquo;, avrebbero omesso di collocare e far  collocare impianti e apparecchi destinati a prevenire disastri  ambientali e infortuni sul lavoro. In particolare, l'insorgenza o  l'accentuarsi di malattie respiratorie, asma e rinite allergica e  malattie cardivascolari, legate all'inalazione e ingestione di sostanze  inquinanti emesse in atmosfera dal 1998 al 2004 dalla centrale di Porto  Tolle.</p>
<p>La procura ttribuisce la responsabilit&agrave; agli imputati del mancato adeguamento  degli impianti durante il funzionamento della centrale ad olio  combustibile per ridurre le sue emissioni; adeguamento che sarebbe stato  un obbligo in base alle direttive emesse dalla Unione Europea.  A  patire le conseguenze di questo mancato adeguamento e dell'esposizione  alle emissioni inquinanti della centrale, secondo la Procura che attinge  ad uno studio epidemiologico effettuato dalle Asl di Rovigo ed Adria  per il periodo che va dal 1998 al 2006, sarebbero stati soprattutto i  bambini, da zero a 14 anni, residenti nei comuni di Porto Tolle, Porto  Viro, Ariano nel Polesine, Taglio di Po, Rosolina, Mesola. Questi,  secondo lo studio, hanno mostrato patologie legate a malattie  respiratorie. &laquo;In particolare - scrive la Procura rodigina - per il  periodo '98-2002 &egrave; stato calcolato nella misura dell'11% di tutti i  ricoveri la percentuale legata alle patologie respiratorie&raquo;</p>
<p>L'azienda affida a un breve commento la sua replica: "Enel, nella piena convinzione di aver sempre operato nel rispetto delle leggi e nell'interesse della collettivit&agrave;, attende con fiducia il giudizio di merito".</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 10:50:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117952</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Domani la Giornata nazionale, convegno al Ministero]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117951</link>
      <description><![CDATA[<p>Fare il punto sulla ricerca scientifica e ragionare sulla situazione e  sulle prospettive di una rete regionale per le persone in stato  vegetativo. E' l'obiettivo del convegno<strong> "Stati vegetativi e di minima  coscienza in Italia: epidemiologia, ricerca, assistenza, ruolo di una  rete regionale"</strong> organizzato in occasione della seconda Giornata  nazionale degli stati vegetativi, istituita con direttiva del presidente  del Consiglio dei ministri del 26 novembre 2010, al ministero della  Salute per giovedi' 9 febbraio.</p>
<p>Il convegno - informa una nota - sara'  aperto alle 10 dall'intervento del ministro della Salute, Renato  Balduzzi. Nel corso della mattinata, dedicata alla ricerca scientifica,  saranno presentati i risultati del <strong>Progetto nazionale di ricerca "Funzionamento e disabilita' negli Stati vegetativi e negli Stati di  minima coscienza"</strong> finanziato dal ministero della Salute, attraverso il  Centro nazionale prevenzione e controllo malattie e condotto dalla Fondazione Irccs Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano in collaborazione con  l'Universita' Cattolica del Sacro Cuore. Nel pomeriggio, invece, a  confrontarsi saranno istituzioni, medici, strutture, aziende e le  associazioni familiari che compongono la rete di assistenza per le  persone in stato vegetativo.</p>
<p>Tra gli altri parlera' Fulvio De Nigris,  che ha coordinato la redazione del<strong> Libro bianco sugli stati vegetativi e  di minima coscienza.</strong> Alla giornata prendera' parte, attraverso un  contributo filmato realizzato appositamente, l'autore e attore teatrale  Alessandro Bergonzoni, da tempo impegnato a sostegno del volontariato e  della ricerca sul coma, testimonal dell'Associazione Amici di Luca.</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 08:35:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117951</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Germania: scandalo per i fondi-morte Deutsche Bank]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117950</link>
      <description><![CDATA[<p>Il nome &egrave; criptico, e forse non a caso: "Db Kompass Life". Cos&igrave; vengono  definiti alcuni fondi - piuttosto speciali - della Deutsche Bank che  negli ultimi giorni stanno procurando una valanga di critiche alla prima  banca tedesca, poich&eacute; in pratica l'investimento altro non &egrave; che <strong>una  scommessa sull'aspettativa di vita di un gruppo di persone. </strong></p>
<p>A grandi  linee il DB Kompass Life 3 funziona cos&igrave;: se le persone di riferimento  su cui si "punta" vivono a lungo ci guadagna la banca, nel caso  contrario a trarre profitto &egrave; l'investitore. Il campione di riferimento  sono 500 cittadini americani over 70, le cui condizioni di salute  vengono monitorate costantemente. Le polemiche sono nate solo adesso,  con il Db Kompass Life 3, terza versione del Db Kompass Life 1 e 2. Nei  primi due, i fondi della Deutsche Bank erano costituiti da polizze di  cittadini statunitensi che non potevano pi&ugrave; permettersele e le  rivendevano a istituti e fondi hedge. Ma per la terza versione la DB non  &egrave; riuscita a trovare un numero sufficiente di polizze assicurative e  allora<strong> le ha sostituite con polizze sulle vite reali di un gruppo di  persone tra i 75 e gli 82 anni.</strong> "Il modello finanziario di questo fondo,  a nosto parere, &egrave; contrario alla nostra morale e alla dignit&agrave; umana",  ha tuonato l`Associazione banche tedesche citata dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung.</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 08:28:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117950</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Amref a Fini: doveroso stabilizzarlo]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117949</link>
      <description><![CDATA[<p>Hanno parlato anche del 5 per mille, tra gli altri argomenti, i dirigenti dell'Amref che ieri 7 febbraio hanno incontrato il presidente della Camera Gianfranco Fini. <strong>Una delegazione di AMREF Italia,  guidata dal Presidente Mario Raffaelli</strong>, ha voluto cos&igrave; ricordare, nel 25&deg;  anniversario della sua fondazione, l&rsquo;operato ed alcune delle pi&ugrave; urgenti  istanze dell&rsquo;organizzazione sanitaria internazionale, nata in Africa  per l&rsquo;Africa nel 1957.</p>
<p>Il Presidente della Camera &egrave; stato  informato dello scenario di grande difficolt&agrave; nel quale lavorano le  Organizzazioni non governative. Amref ha sottolineato come, se il quadro  legislativo in cui opera la cooperazione italiana &egrave; vetusto e il  livello dei finanziamenti istituzionali &egrave; gravemente inadeguato, si  aggiungono alcuni punti critici del sistema fiscale e burocratico (ad  esempio il peso di IRAP e IVA per le Onlus, la revoca del sistema delle  tariffe postali agevolate); inoltre<strong> l&rsquo;instabilit&agrave; dell&rsquo;istituto del&nbsp; 5 per  mille costringe il non profit in Italia a operare in uno stato  di "disabling environment". </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Amref inoltre ha portato all&rsquo;attenzione  del Presidente della Camera la necessit&agrave; di promuovere la creazione di <strong> nuovi spazi informativi nel servizio pubblico</strong> sui temi della  cooperazione allo sviluppo; di portare all&rsquo;ampliamento delle  potenzialit&agrave; d&rsquo;azione e promozione del Segretariato Sociale Rai, "oggi  in difficolt&agrave; dinanzi alla sproporzione tra gli esigui spazi disponibili  e le richieste delle Onlus"; di&nbsp; scongiurare il ridimensionamento delle  sedi Rai internazionali e la chiusura di RaiMed.</p>
<p>Il Presidente Fini ha garantito il suo  impegno a favorire la nascita di <strong>un gruppo di lavoro trasversale alle  forze politiche presenti in Parlamento</strong>, che metta a punto un pacchetto  di provvedimenti perseguibili, utili a superare lo stato di disagio  denunciato da Amref. Fini si &egrave; impegnato anche a  sostenere, con il patrocinio della Presidenza della Camera, l&rsquo;evento  pubblico che Amref organizzer&agrave; nella prossima primavera per festeggiare  il suo 25&deg; anniversario, evento che vedr&agrave; al centro proprio l'Africa, i  casi di successo e di sviluppo che il nostro Paese pu&ograve; annoverare nei  confronti del Continente "col quale condividiamo le frontiere e le  prospettive di sinergia che si possono ancora creare".</p>
<p><strong>Oggi Amref conta su uno staff di 900  persone, il 97% delle quali africane</strong>, e gestisce circa 140 progetti di  sviluppo sanitario in Etiopia, Kenya, Sudafrica, Sud Sudan, Tanzania e  Uganda, con il coinvolgimento attivo delle comunit&agrave; e dei sistemi  sanitari locali</p>]]></description>
      <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 08:20:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117949</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Arriva il vino "Leo" in omaggio al Messi solidale]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117948</link>
      <description><![CDATA[<p>L&rsquo;azienda vinicola Valentin Bianchi &egrave; una delle pi&ugrave; famose d&rsquo;Argentina, paese sudamericano che con il Cile si contende da sempre&nbsp;il primato enologico in America latina.&nbsp;Forse per questo <strong>ha deciso di&nbsp;lanciare dal 1 aprile prossimo il marchio vinicolo &ldquo;Leo&rdquo;, in omaggio al calciatore del Bar&ccedil;a </strong>nonch&eacute; miglior giocatore al mondo per la FIFA e, naturalmente, nessun rischio che l&rsquo;idea sia rubata dai competitors cileni.</p>
<p>Lionel Messi, tre volte Pallone d&rsquo;Oro, &egrave; anche <strong>&egrave; impegnato nella Fundaci&oacute;n Leo Messi</strong> che si occupa di infanzia &ndash; &ldquo;tutti i bambini devono avere l&rsquo;opportunit&agrave; di fare sport&rdquo; ha detto lui - ed alla quale andranno parte dei ricavati dalla vendita delle bottiglie di Merlot e&nbsp;Cabernet Sauvignon. Cin cin!&nbsp;</p>]]></description>
      <pubDate>Tue, 07 Feb 2012 20:14:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117948</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[E ora lavoce.info si inventa “i presunti invalidi"]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117947</link>
      <description><![CDATA[<p>Adesso spunta persino<strong> la categoria dei &ldquo;presunti invalidi&rdquo;</strong>. La definizione &egrave; di <strong>Andrea Tardiola, esperto di welfare, con esperienza maturata anche in incarichi ministeriali,</strong> che nel portale &ldquo;lavoce.info&rdquo; pensa di scoprire una nuova falla nel sistema che regola il meccanismo delle certificazioni di invalidit&agrave;. Tardiola parte da un dato: <strong>nel 2010 sono state presentate circa 1 milione 170 mila nuove domande, ma sono stati liquidati &ldquo;solo&rdquo; 426 mila nuovi assegni.</strong> E attribuisce la causa di questa mole di pratiche burocratiche che, a suo giudizio, non vanno a buon fine, al peso eccessivo che avrebbero ora in Italia i patronati e perfino i medici di famiglia. <strong>Conclusione: occorre eliminare incentivi a patronati e medici.</strong> <strong>Pronta la reazione di Inas Cisl</strong>: &laquo;Per quanto concerne l&rsquo;affermazione che il 95% delle istanze di riconoscimento dello status di invalido &egrave; stato presentato dai patronati nel 2010 &ndash; <strong>scrive il presidente Antonino Sorgi </strong>-, tale dato corrisponde al vero ed &egrave; conseguenza  non solo del fatto che il patronato &egrave; il primario riferimento in tema di diritti dei cittadini, ma anche del fatto che la procedura per la presentazione <strong>dell&rsquo;istanza &egrave; esclusivamente telematica.</strong> La difficolt&agrave; dei cittadini ad utilizzare questo canale e la frequente indisponibilit&agrave; delle sedi Inps a fornire informazioni all&rsquo;utenza, a causa delle attestate carenze di personale, rendono necessario un forte intervento dei patronati a sostegno dell&rsquo;utenza&raquo;.</p>
<p><strong>Gi&agrave;: la procedura telematica, divenuta obbligatoria, &egrave; talmente complessa </strong>&ndash; anche a detta degli esperti del settore &ndash; che difficilmente un cittadino potrebbe da solo effettuarla accedendo con il proprio Pin al sito dell&rsquo;Inps. Senza contare che <strong>gli incentivi per i patronati scattano solo in caso di ottenuto beneficio economico</strong> da parte del cittadino, quindi la teoria di Tardiola vacilla da sola.</p>
<p>Ma c&rsquo;&egrave; un altro elemento fondamentale che rende quanto meno assai azzardata &ndash; oltre che pericolosa, viste le precedenti campagne ministeriali sui &ldquo;falsi invalidi&rdquo; &ndash; la teoria dei &ldquo;presunti invalidi&rdquo;. Quando si fa richiesta di accertamento <strong>per certificazione di invalidit&agrave; non necessariamente si pensa di ottenere una percentuale pari almeno al 75% che &egrave; la premessa per benefici economici. </strong>Infatti &egrave; sufficiente &ndash; ma anche necessario! &ndash; il riconoscimento di una invalidit&agrave; inferiore (mettiamo il 35%) <strong>per accedere a servizi e opportunit&agrave; </strong>(come ad esempio il lavoro), senza che questo debba comportare una spesa per pensioni o indennit&agrave;. Non solo: <strong>nel mare di quelle pratiche sono conteggiate anche le ossessive revisioni fissate dalle stesse ASL.</strong> E poi ci sono gli anziani che hanno comunque bisogno di una certificazione di invalidit&agrave; per accedere a prestazioni sociosanitarie.</p>
<p>Insomma un calderone che meriterebbe ben altro approccio. Prendersela coi patronati o con i medici di famiglia (che non possono sottrarsi alla richiesta del cittadino, del tutto lecita, di un accertamento medico-legale di invalidit&agrave;), e inventarsi i &ldquo;presunti invalidi&rdquo; &egrave; comunque un segnale inquietante dello stato di confusione nel quale troppi osservatori (&ldquo;tecnici&rdquo;?) cadono quando maneggiano cifre e statistiche senza forse la conoscenza concreta specifica del contesto.</p>
<p><strong>Aggiunge acutamente il presidente del patronato Inas Cisl:</strong> &laquo;Potremmo discutere, ad esempio, dell&rsquo;inefficienza del sistema di gestione della presentazione delle domande &ndash; cos&igrave; come ideato e costruito dall&rsquo;Inps  -  e dei problemi di natura tecnica delle procedure informatiche  che, in molti casi, precludono ai cittadini la possibilit&agrave; di rivendicare un diritto. Mi preme sottolineare, infatti, che l&rsquo;efficacia e l&rsquo;efficienza dell&rsquo;intero sistema di riconoscimento di tutte le provvidenze di natura previdenziale, assistenziale e infortunistica,  <strong>&egrave; questione di primario interesse, a partire dal tema del contenzioso</strong>, i cui esiti &ndash; nella maggior parte dei casi &ndash; risultano a favore dei cittadini&rdquo;. Gi&agrave;.</p>
<p>Insomma, questa volta, lavoce.info &egrave; quanto meno stonata.</p>]]></description>
      <pubDate>Tue, 07 Feb 2012 19:48:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117947</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Verso lo stop degli allevamenti per vivisezione]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117946</link>
      <description><![CDATA[<p>Un <strong>Progetto di legge che vieta l&rsquo;allevamento di cani, gatti e primati non umani per fini di sperimentazione in tutto il territorio lombardo</strong>. &Egrave; la proposta presentata oggi a Palazzo Lombardia da Roberto Formigoni con l&rsquo;ex ministro Michela Brambilla e i consiglieri Giorgio Puricelli e Rienzo Azzi che ne sono gli autori.</p>
<p>Il Progetto di legge dl recepisce quanto disposto al punto c) dell'art. 16 della legge comunitaria approvata nei giorni scorsi alla Camera. &nbsp;Il presidente Formigoni ha spiegato che &laquo;in seguito al dialogo con l'onorevole Brambilla abbiamo dato mandato agli uffici di studiare un provvedimento normativo che possa affrontare questo tema a livello regionale&raquo;. <br /> In pratica, <strong>in Lombardia questa legge costringerebbe alla chiusura</strong> <strong>l'unico allevamento italiano di cani beagle destinati alla vivisezione</strong>, il <strong>Green Hill</strong> di Montichiari, da tempo oggetto di continue proteste per il trattamento inadeguato degli animali.</p>
<p>Il Progetto di legge infatti vieta (art.1) &ldquo;l'allevamento di cani e gatti e primati non umani destinati alla sperimentazione&rdquo; e (art.2) punisce i trasgressori con adeguate sanzioni amministrative (fino a 150.000 euro, 300.000 in caso di recidiva). Le somme introitate saranno destinate alle Asl competenti per il territorio. &nbsp;</p>
<p>Il presidente Formigoni ha colto l&rsquo;occasione per ricordare la sensibilit&agrave; che Regione Lombardia ha mostrato in passato nei confronti della tutela degli animali e che &laquo;questa iniziativa si inserisce in un pacchetto di norme gi&agrave; in vigore che abbiamo approvato negli ultimi anni&raquo;. Tra queste l'istituzione dell'Anagrafe canina regionale, completamente informatizzata, a cui sono gi&agrave; iscritti 860.000 cani. <br /> Tre sono invece i bandi emanati negli ultimi mesi, per un importo complessivo di 5 milioni di euro, tre dei quali verranno utilizzati per il risanamento di rifugi pubblici e la costruzione di 23 nuove strutture, 1,4 milioni verranno utilizzati per la sterilizzazione di cani e gatti e i restanti 600.000 per la costruzione di uffici a tutela degli animali (Info center) provinciali e comunali.</p>]]></description>
      <pubDate>Tue, 07 Feb 2012 18:22:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117946</guid>
    </item>
        <item>
      <title><![CDATA[Anche l'Osservatore romano scende in campo]]></title>
      <link>http://beta.vita.it/news/view/117945</link>
      <description><![CDATA[<p>Anche sulla prima pagina dell<strong>'<em>Osservatore romano </em>trovano spazio le cronache provenienti dalla Siria</strong>. In un servizio dal titolo significativo "violenze senza tregua", il giornale della Santa Sede aggiorna sugli ultimi sviluppi riferendo in particolare della richiesta del Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, affinch&egrave; "cessino immediatamente" gli scontri.</p>
<p><strong><em>L'Osservatore romano</em></strong><em>,<strong> r</strong></em><strong>iporta le parole del Segretario generale delle Nazioni Unite, </strong>secondo il quale "la mancanza di accordo all'interno del Consiglio di sicurezza dell'Onu non d&agrave; la licenza alle autorit&agrave; siriane di intensificare le violenze contro la popolazione".</p>
<p>Proprio ieri il direttore della Sala stampa della Santa Sede, <strong>padre Federico Lombardi, </strong>aveva sottolineato all'Adnkronos che da parte della Santa Sede "c'&egrave; preoccupazione e partecipazione per le vittime civili e per una situazione caratterizzata da una violenza crescente e dalla difficolt&agrave; di trovare soluzioni". "&Egrave; chiaro - aggiungeva Lombardi - che questa &egrave; una delle preoccupazioni vive e presenti, del resto anche il Papa nel discorso davanti al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede il 9 gennaio scorso aveva toccato la questione" lanciando un forte allarme per l'aumento delle violenze.</p>
<p>&nbsp;</p>]]></description>
      <pubDate>Tue, 07 Feb 2012 18:01:00 +0100</pubDate>
      <guid>http://beta.vita.it/news/view/117945</guid>
    </item>
      </channel>
</rss> 
 

